
VITERBO – Il West Nile Virus (WNV) è tutt’altro che una novità nel panorama sanitario italiano. È sotto sorveglianza da anni, fa parte delle cosiddette “arbovirosi”, ossia virus trasmessi da insetti vettori. In questo caso, la protagonista è la zanzara del genere Culex, presente stabilmente in Italia, con la ben nota Culex pipiens in prima linea.
Il ciclo naturale di questo virus è un valzer silenzioso tra uccelli (stanziali e migratori) e zanzare. La zanzara punge un uccello infetto, si infetta a sua volta, e punge poi un altro uccello: la trasmissione si perpetua così. Ma, essendo la Culex una zanzara generalista nella scelta dei suoi ospiti, può pungere anche cavalli o esseri umani trasformandoli in ospiti terminali per il virus. Significa che, a differenza degli uccelli, noi ed altri mammiferi non contribuiamo al ciclo di diffusione del virus, ma possiamo comunque ammalarci.
Poniamoci quella fatidica domanda che da settimane si pongono tutti: quanto è pericoloso per l’uomo? Per rispondere ci siamo avvalse dell’aiuto scientifico della Dottoressa Eleonora Perugini, assegnista di ricerca presso Il Dipartimento di Sanità Pubblica e Malattie Infettive dell’Università Sapienza di Roma.
“La stragrande maggioranza dei contagi è asintomatica e non comporta complicazioni. Circa il 20% può sviluppare sintomi lievi o moderati, simil influenzali, aspecifici e variabili a seconda dell’età dell’individuo. Solo l’1% dei casi può evolvere in forme gravi con complicanze neurologiche e unapercentuale ancora minore si manifesta in encefaliti letali. A rischio sono soprattutto soggettifragili come immunocompromessi o anziani”.
Serve allarmarsi?
“No. Il West Nile non è ‘il nuovo Covid’. È un virus noto e sotto controllo, con una circolazione stagionale e mediamente bassa, salvo eventi eccezionali. Esistono programmi di sorveglianza attivi da tempo in diverse regioni Italiane. Dal 2020, il Piano Nazionale di Sorveglianza delle Arbovirosi monitora proprio queste infezioni, tra cui il WNV. Quando viene segnalato un primo caso umano, scattano prontamente una serie di misure sanitarie, tra cui il controllo delle sacche di sangue destinate alle trasfusion iallo scopo di prevenire la trasmissione uomo-uomo per via ematica. Siamo dunque nel campo della gestione, non dell’emergenza. Non si fa screening costante di tutte le sacche perché il virus circola solo in estate e con incidenza contenuta. È più efficiente attivare il sistema di controllo quando la circolazione viene confermata”.
Cosa possiamo fare noi?
“Non esistono vaccini né terapie specifiche per il WNV. Quindi, la prevenzione è l’unico vero strumento a disposizione, e comincia dai singoli cittadini: evitare ristagni d’acqua in ambiente domestico e peri-domestico, proteggersi utilizzando repellenti anti-zanzare”.
La lezione One Health
“Un aspetto fondamentale della gestione del West Nile (e di molte arbovirosi) è il cosiddetto approccio One Health, che riconosce l’interconnessione tra salute umana, animale e ambientale. In concreto, questo significa che: entomologi studiano e monitorano vettori (cioè le zanzare), la loro ecologia e la trasmissione virale, veterinari monitorano la circolazione virale nei serbatoi animali come uccelli e cavalli, anche tramite analisi su carcasse di volatili rinvenuti morti; medici riconoscono i sintomi, notificano i casi, attivano i protocolli sanitari. È un lavoro interdisciplinare e coordinato, che funziona da anni e consente di monitorare e contenere efficacemente la circolazione del virus.”
Il clima cambia, anche le zanzare
Non possiamo chiudere l’articolo senza menzionare un fattore sempre più rilevante: il cambiamento climatico. Inverni miti, estati lunghe e umide, piogge torrenziali seguite da ristagni d’acqua sono il paradiso per molte specie di zanzare, Culex incluse. Questo potrebbe espandere la finestra temporale e geografica della circolazione del virus.
È una sfida che richiede attenzione, non panico. Prevenzione e informazione sono le armi migliori.


















