Welfare - De Simone (Confartigianato): "Per ogni euro speso per famiglie e giovani 10,51 vanno a pensioni e sanità per anziani"
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Per 1 euro speso per famiglie e giovani se ne spendono 10,51 euro in pensioni e sanità per anziani. Per Andrea De Simone (Confartigianato) si deve parlare di "distorsioni del sistema previdenziale tra le diverse classi di età". "La coperta è, ancora e sempre, troppo corta", puntualizza il direttore di Confartigianato Viterbo.

Per 1 euro speso per famiglie e giovani se ne spendono 10,51 euro in pensioni e sanità per anziani. Per Andrea De Simone (Confartigianato) si deve parlare di “distorsioni del sistema previdenziale tra le diverse classi di età”. “La coperta è, ancora e sempre, troppo corta”, puntualizza il direttore di Confartigianato Viterbo.

L’andamento della spesa pubblica è fortemente condizionato dal trend demografico: è quanto emerge dall’analisi del quadro di finanza pubblica presente nella nota di aggiornamento del DEF 2017. Tra il 2016 e il 2020, la spesa welfare relativa alle uscite per gli anziani (pensioni e sanità per over65) aumenterà di 25,7 miliardi di euro, segnando un incremento del 9,5% a fronte di 5,1% (42,3 miliardi) previsto per la spesa delle Amministrazioni Pubbliche. Il peso che la spesa per welfare per anziani ha sul totale della spesa pubblica passerà dal 32,6% del 2016 al 33,9% nel 2020, con un aumento di 1,4 punti percentuali. In altre parole, persistono gli squilibri del sistema previdenziale tra le diverse classi di età della popolazione: l’aumento della spesa pensionistica genera un fenomeno di spiazzamento della spesa sociale destinata a giovani e famiglie.

“Dalla nota presa in esame – interviene Andrea De Simone – emerge tutto il paradosso della spesa italiana per welfare: per 1 euro destinato a giovani e famiglie, se ne spendono 10,51 in pensioni e sanità per anziani. Se lo squilibrio non fosse sufficiente, il dato più allarmante è che per gli over65 non solo si spende troppo, in relazione al resto della spesa pubblica, ma anche male viste le pensioni poco dignitose e i bassi livelli della sanità”.

In Italia la spesa per le famiglie e i giovani ammonta a 25.169 milioni di euro, pari all’1,5% del PIL. Se lo Stato sostenesse una spesa pubblica per la Famiglia e giovani in rapporto al PIL in linea con la media del 2,0% di Francia e Germania, si avrebbe un incremento di spesa di 7.127 milioni di euro che la porterebbe a valere 32.296 milioni di euro, il 28,3% in più del livello attuale. La situazione dunque è fortemente sbilanciata, soprattutto in considerazione del fatto che la crescita della spesa pensionistica è quasi interamente determinata dagli assegni di maggiore importo. Nel dettaglio i pensionati con un reddito medio alto – consistente in un assegno mensile di 3.000 euro ed oltre – sono il 6,9% dei pensionati, ma la spesa connessa assorbe un quinto (20,5%) della spesa pensionistica.

“Le risorse pubbliche messe in campo – continua De Simone – non colgono affatto gli obiettivi redistributivi finalizzati all’inclusione sociale e alla lotta alla povertà soprattutto dei giovani. Il dato più preoccupante è che da 10 anni a questa parte i valori relativi all’incidenza della povertà assoluta in relazione alle varie fasce d’età della popolazione hanno avuto delle variazioni irrazionali e assolutamente schizofreniche”.

Nello specifico, nel 2016 l’incidenza di povertà assoluta degli anziani è del 3,8% contro il 7,3% degli adulti 35-64 anni ed il 10,0% dei giovani tra 18 e 35 anni, mentre dieci anni prima, a fronte del 4,6% di anziani poveri, il fenomeno toccava molto meno i giovani 18-34 anni (2,3%) e gli adulti 35-64 anni (2,4%). In altre parole, dal 2006 la povertà degli anziani è scesa solo dello 0,6%, mentre per i giovani è salita del 7,7% e per gli adulti del 5,9%.

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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