
Ex municipi di Viterbo, una parte di città che vive in un’altra dimensione e tra mille problemi. Grotte Santo Stefano, Sant’Angelo, Roccalvecce, Bagnaia, San Martino, Tobia, La Quercia. Sono tanti i luoghi periferici di Viterbo dove la gente si sente cittadina di serie B. Siamo andati a intervistare un consigliere comunale che viene da Grotte, per capire con lui le problematiche e le prospettive possibili.
Qual è la situazione nelle frazioni di Viterbo?
“La situazione è la medesima che c’è nel centro città. Le frazioni non sono meno abbandonate di Viterbo. Proprio come in città esiste il problema delle erbacce nei parchi, della mancanza di polizia locale e del trasporto pubblico, che a differenza del centro però è una grave mancanza per le frazioni. Perché così si sentono ulteriormente isolate. Gli abitanti delle frazioni, infatti, non si ritengono viterbesi e senza una giusta politica di inclusione non ci si sentiranno mai. Non si può sperare di creare una comunità unica se chi vive fuori Viterbo non viene considerato”.
Cosa andrebbe fatto, quindi, per correggere questa situazione?
“Sicuramente va investito di più nel sociale. Si deve pensare maggiormente ai problemi di chi vive quotidianamente il territorio. Quello dei trasporti, poi, è uno dei temi cardine da risolvere perché gli abitanti delle frazioni possano sentirsi parte integrante di Viterbo. Vanno fatti interventi mirati sulla mobilità, per consentire a tutti di poter raggiungere gli uffici istituzionali del capoluogo o, almeno, vanno rafforzate le politiche di decentramento degli uffici essenziali nelle frazioni.
Un’altra cosa molto importante è saper valorizzare quello che ogni ex municipio può offrire. Se penso a Grotte, da dove provengo, mi viene subito in mente la ferrovia, che con i giusti investimenti potrebbe trasformarsi nel nuovo punto di collegamento veloce con Roma, magari migliorando il servizio, il numero delle corse e diminuendo i tempi di percorrenza con Orte. La stazione di Grotte può rappresentare uno dei volani di sviluppo della frazione, ma si deve investire”.
Cosa sta facendo in questo senso l’amministrazione Michelini? Centro ed ex municipi sono trattati in maniera analoga?
“Purtroppo no, non vengono sentiti allo stesso modo. Da tempo continuo a sottolineare la presenza di un “problema culturale” alla base del rapporto con le frazioni. Durante uno degli ultimi consigli dedicati, infatti, si parlava di “annessione” degli ex Comuni, che già di per sé evidenzia la volontà del grande di assorbire il piccolo. La via corretta è quella di fare “rete”, un network senza un centro, ma dove la città e le frazioni ricoprono ruoli analoghi e nessuno viene trascurato. L’amministrazione deve essere più presente fuori dalle mura.
È piuttosto evidente che c’è una difficoltà a rispondere ai problemi che insorgono fuori. Nel tempo, infatti, l’amministrazione ha saputo rispondere a diverse problematiche nel centro, ma ancora pare non si capisca l’importanza di agire anche nelle altre aree. Nel consiglio comunale sembra esserci sempre la concezione che risolvere un problema nelle frazioni porterà benefici solo ai consiglieri eletti lì e non a tutto il territorio. È un cane che si morde la coda da solo. Speravo che l’amministrazione Michelini fosse in grado di risolvere questo problema culturale, ma ancora non ci siamo riusciti”.
Lei cosa intende fare per le frazioni?
“Finora ho lavorato molto su questo tasto. Ho già proposto una soluzione per aiutare i comitati che organizzano le feste patronali, che da quando non esiste più il Settembre Viterbese sono costrette a pagare la Tosap per l’occupazione del suolo pubblico. È uno dei piccoli problemi che esistonoe che i cittadini di qui sentono, ma è proprio da questi piccoli problemi che si deve iniziare ad agire. Recentemente abbiamo vinto una battaglia per il capitolo culturale negli ex municipi, anche se qualcosa deve essere ancora aggiustato.
A breve, inoltre, presenterò un progetto che spero riesca a risolvere il problema culturale di cui parlavo prima. È una cosa a cui sto lavorando da qualche tempo e che a breve arriverà a Palazzo dei Priori, prevedibilmente dopo Santa Rosa, forse anche prima”.


















