
IL CORNER DEL PROFESSORE – Dalle colonne de La Fune leggo, con piacere, l’editoriale del direttore Roberto Pomi sul centro storico-stoico (leggi qui) e del suo “Keep calm and carry on”. Spesso trovo articoli del professor Francesco Mattioli che inneggiano a mega investimenti per trasformare il centro storico in un salotto altamente vivibile. Ovviamente dal fronte istituzionale, sia dalla Provincia che dal Comune, ma anche dalla Regione Lazio e dall’Europa, arrivano continuamente tentativi e azioni nella speranza di stimolare, spingere, motivare una sentita lotta allo spopolamento sia delle zone rurali che dei centri storici.
Penso ci sia un grande assente nelle parole e nei riconoscimenti di tutti: l’associazionismo. Spessissimo rimettendoci di tasca propria e con grande dedizione, piccoli gruppi di persone si dedicano, in varie maniere, a rendere ancora più vivo e attraente lo stoico centro storico ma questo è un altro discorso. Pensate sia giusto un premio per i presidenti di associazione?
Purtroppo noto anche che qualcuno, forse sincerante convinto della inevitabilità della morte del centro storico, pensa sia giusto sparare su quello che loro stessi percepiscono come cadavere. Post avvelenati e affermazioni spesso discutibili si alternano a critiche feroci di eventi, azioni e tentativi. Addirittura si critica aver ricevuto premi. Per non parlare del ”chissà quanto ci guadagnano”.
Questo enorme preambolo per raccontarvi un aspetto della vita americana che di piccolo centro storico non ha nulla. Ormai da anni negli USA la vita è molto “social”: se non avviene sui social media è come se non fosse avvenuto. Esempio perfetto i video che spesso diventano virali e influenzano azioni giudiziarie, leggi ed elezioni. Post o tweet fanno notizia e, ovviamente, le 5 ditte più ricche al mondo, Nvidia che guida la classifica, seguita da Apple, Microsoft, Alphabet (Google) e Amazon, hanno tutte a che fare con social, internet e-commerce e simili.
Eppure tantissimi scelgono Starbucks per passare qualche ora, magari al computer o al telefono, circondati da altre persone, quasi sempre sconosciuti, che prendono il caffè. Cercano la socialità, la percezione del contatto, almeno la vicinanza con altri umani. Cosa voglio dire? Abbiamo tutti bisogno di contatti umani, sia emotivi che di vicinanza. I social media ne sono un esempio, almeno leggo commento e interagisco con qualcuno. Ma quello che tutti vorremmo sono sorrisi che ci accolgono tra amici.
Il centro storico attivo e attraente non è solo il volano per il turismo, è “salvaguardare” la nostra alta qualità della vita. Ci piace chiacchierare e incontrare amici. Siamo tutti azionisti di maggioranza delle azioni del centro storico. Dobbiamo essere pronti a investirci e a coccolarcelo. Se servisse, intervenire in prima persona perché è nel nostro interesse.
Nei commenti all’editoriale del Direttore appare la richiesta di cinema. Penso di essere pronto su questo punto. Nel secolo di Amazon Prime e di Netflix volete un cinema? A parte la versione multisala, impensabile a Viterbo. non credo sia più una attività che produca lucro. Dove c’è la volontà c’è la soluzione: esistono 1000 persone che a Viterbo vogliono in cinema? Fanno un abbonamento di 100 euro all’anno e possono andare quando vogliono al cinema. Con 100.000 euro si manda avanti qualsiasi cinema. Non se ne trovano mille? Cerchiamone 100 che siano disposte ad investire 1.000 euro all’anno per avere due tessere con cui poter far entrare due persone al cinema tutto l’anno anche con una piccolissima percentuale di introito nel caso il cinema produca guadagni. Stesso discorso, con 100.000 euro si manda avanti qualsiasi cinema. Ovviamente il comune trova fondi e rimette a nuovo il Genio. Serve più consapevolezza che altro. I soldi per riaprire il Genio il comune li ha trovati con il FESR, chi lo gestirà? Il rischio è chiuderlo dopo un anno e tanti euro buttati.
Perché mi metto in questa posizione difficile da spiegare e da mantenere? Perché il cinema non è una priorità ma se abbastanza persone lo vogliono veramente si può fare, anzi, se una comunità che condivide i valori ha un obiettivo condiviso è una forza inarrestabile.



















