
IL CORNER DEL PROFESSORE – In realtà è tutto molto semplice: vogliamo una città sicura, pedonale, culturale e vibrante. Vogliamo sia essere orgogliosi che sentirci liberi. Di certo non ci piace uno stato di polizia ma la realtà è fin troppo ovvia: come l’acqua riempie i buchi che trova sul proprio percorso, la criminalità, piccola o meno, riempie gli spazi della città lasciati liberi da noi.
In altre parole, fino a che in centro o in città si respira aria di festa e di evento non dovrebbe succedere nulla. È considerato ovvio che una città viva, con eventi continui, prevenga il problema della sicurezza. Purtroppo non è sempre vero. Da qualche settimana leggo sempre più spesso di risse e violenze in centro, nonostante eventi e tanta gente.
A parte quello che dice una minoranza della popolazione, sempre pronta a criticare, da un lato avvertiamo la sicurezza come un problema dall’altro la città sta vivendo una nuova primavera: sempre più turisti; sempre più curiosi dalla provincia; qualche locale ed evento nuovo; qualche locale consolidato o che, nonostante i cambi di gestione, è aperto da decine di anni. Così come grandi eventi che attirano migliaia di persone: Natale, San Pellegrino e Santa Rosa.
Eppure c’è una sensazione, neanche sottile, che serpeggia, proprio come un rettile: la sicurezza è percepita come un problema. Purtroppo vanno aggiunte, sempre più spesso, notizie che hanno a che fare con la droga. Debbono essere prese misure precauzionali e la presenza di rappresentanti di qualsiasi corpo armato fa la differenza.
Ho letto di un piano per portare divise in centro. Fantastico. Quasi sempre, anche perché i tafferugli avvengo in una precisa zona del centro, siamo portati a pensare che i protagonisti delle violenze siano stranieri. Forse. Per loro, come affermato recentemente dal consigliere di maggioranza Eros Marinetti, che ha fatto eco a quanto affermato da Lucio Matteucci, patron del carnevale viterbese, immediato rimpatrio.
Sono una persona semplice: se vieni a casa mia ti comporti altrimenti vattene. Su questo spero ci sia larghissima convergenza senza fastidiosi buonismi. Esiste una considerazione più sottile riguardo la percepita sicurezza.
Dobbiamo riflettere sull’analisi della qualità della vita, per viterbesi e non, che porta a certe esternazioni violente. Non sono uno psicologo ma la frustrazione di qualsiasi natura ha conseguenze spesso violente, anche quella che deriva dall’auto-convincersi di qualcosa. Eppure è tutto semplice: con un buon lavoro, molte delle suddette frustrazioni sparirebbero. Certo, almeno per adesso, su Amazon non si trovano bacchette magiche e il problema del lavoro è serio.
Però dico che potremmo, dovremmo, o almeno proviamoci, sia ad abbassare i toni che smettere di lamentarci, sia ad uscire una volta in più che a provare a mettere in piedi quella idea commerciale che ci frulla in testa da tempo. Non siete d’accordo? Se ci sembra che le cose non vadano bene è nostro interesse cambiare qualcosa, giusto? La politica farà o proverà a fare la propria parte, anzi, per la prossima tornata elettorale, preparate domande precise da fare a chi vi chiede il voto, anche al cugino o all’amica. Senza risposte soddisfacenti non votateli.
Credo che molto di più debba venire da noi. Credo che sia nel nostro interesse provare a far cambiare la percezione di fondo. Provate a fare un evento anziché lamentarvi. Provate ad andare ad altrui eventi senza cercare il pelo nell’uovo. Almeno nella stagione bella, fate una lunga passeggiata in centro quasi tutte le sere. Due amici pluri-50enni lo fanno e sono entrambi belli come il sole.
Anziché vestire i panni del “pelo-uovista” a tutti i costi, durante la passeggiata in centro prendete un pezzetto di pizza per cena e comprate qualcosa che costa di più che al centro commerciale. Una bella immagine: una ragazza era con un libro sul bellissimo terrazzo sul lago sotto la torre di Marta :” Vengo qui dopo il lavoro a Viterbo perché sono in pace”. Come dice Jovanotti: ”la casa è dove posso stare in pace”. Viterbo è la seconda casa di tutti noi che ci viviamo: dobbiamo sentirci in pace.
Io provo la stessa emozione della ragazza a Marta prendendo un caffè con amici in centro. Lei deve andare fuori Viterbo. Per poter avere il centro che vogliamo, la pace nella nostra seconda casa, dobbiamo metterci del nostro. Purtroppo nulla accade nel vuoto e siamo tutti parte sia del problema che della possibile soluzione. Andate spesso in centro a prendere un caffè o a comprare qualcosa tanto per tenere attiva un’attività commerciale. La sicurezza dovrebbe migliorare con molte più vetrine illuminate. Di sicuro non ne parlate senza frequentarlo.


















