“Viviamo in tempi dominati dal giudizio”
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Magari sarebbe salutare tenere a mente che, alla fine, siamo tutti dentro questa stessa storia corale, e che il vero pregio sta nel valorizzare le nostre diversità, invece di criticarle. Accettare la realtà potrebbe toglierci di dosso il fardello di quegli occhi che ci guardano senza sosta.

INSIDE – Siamo in un periodo storico dove sembra che valutare gli altri sia la norma basilare della vita di tutti i giorni, un po’ come se fossimo sempre in scena, osservati da una corte di giudici che non vediamo. Ogni giorno, quello che mettiamo online sui social network diventa lo sfondo di questa nostra messa in scena, dove sentiamo di dover recitare una parte impeccabile.

Ogni apprezzamento, ogni parola scritta, ogni condivisione equivale a un punteggio, un parere che determina come vediamo noi stessi e chi ci circonda. In questo spettacolo dove tutti giudicano, il pericolo è di dimenticare chi siamo davvero, schiacciati da ciò che gli altri si aspettano. Le nostre esistenze si trasformano in una recita continua, e spesso sentiamo il bisogno di mostrare solo i lati migliori, nascondendo i difetti e le debolezze che ci rendono persone vere. Ma cosa succede se decidiamo di smettere di recitare? Se ci diamo il permesso di sentirci fragili, di mostrare quello che è autentico?

Magari sarebbe salutare tenere a mente che, alla fine, siamo tutti dentro questa stessa storia corale, e che il vero pregio sta nel valorizzare le
nostre diversità, invece di criticarle. Accettare la realtà potrebbe toglierci di dosso il fardello di quegli occhi che ci guardano senza sosta.

© Maurizio Di Giovancarlo Tuscia Fotografia

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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