
Questa è una storia viterbese che ha a che fare con la storia dell’Italia, con il Risorgimento italiano. Storia dimenticata, perduta, riportata alla luce da ostetriche strane: un professore di italiano, scrittore e narratore come Antonello Ricci, Alfonso Prota (fumettista) e Davide Ghaleb (editore). Ma anche Silvio Ciapica, Martin Grice e altri.
Sono loro che hanno risvegliato il sonno eterno di Pietro Rossi (Viterbo 1820 – Castel Giorgio/Orvieto 1876), garibaldino dell’impresa dei Mille. Non una targa, uno scritto da qualche parte della città dei papi a ricordare l’eroe cittadino. Tutto dimenticato, nell’oblio. Nel 2010 l’editore Ghaleb pubblica il fumetto ‘Vittoria!’ e contemporaneamente viene messo in scena lo spettacolo. La storia di Pietro Rossi torna a vivere tra i viterbesi. Ma perché era andata perduta?
PIETRO ROSSI RICONOSCIUTO FIGURA DI VALORE STORICO PER VITERBO
Il 6 febbraio scorso il consiglio comunale ha approvato un ordine del giorno, presentato dal consigliere d’opposizione Chiara Frontini (che si era interessata alla questione già da assessore della giunta Marini), dove si riconosce il valore storico del garibaldino viterbese e si decide l’apposizione di una targa in suo onore. Il capoluogo della Tuscia ha recuperato un pezzo della sua memoria. Ora però serve trasferire tutto su un piano di concretezza. “Serve la targa da affiggere in piazza Unità d’Italia – ci spiega l’ostetrico Antonello Ricci -. Ne ho già scritto un ipotetico testo. Poi serve coltivare la memoria di questo piccolo eroe viterbese, andando nelle scuole e raccontandolo ai ragazzi”.
IL GIALLO DELLA STORIA PERDUTA
Il primo sindaco della Viterbo italiana (1871) è stato Domenico Mangani. La storia di Mangani e quella di Pietro Rossi si sono incrociate durante il Risorgimento. Sicuramente Mangani sapeva della partecipazione del garibaldino viterbese alla spedizione dei Mille. Doveva saperlo per forza perché all’interno della Miscellanea Mangani, che gli eredi consegnarono alla Biblioteca degli Ardenti di piazza del Teatro, si trovava una copia della gazzetta regia ufficiale dove è contenuto il decreto regio che riconosce i Mille d’Italia e riconosce loro anche la pensione. E’ un documento del 1878, che arriva quindi a due anni dalla morte di Rossi. Si sa con certezza che questa sorta di poster con i nomi dei Mille venne affisso nelle sale della biblioteca e lì rimase fino al bombardamento del 1944. Poi non venne più ritrovato.
Mangani, primo sindaco della Viterbo italiana, aveva un eroe garibaldino viterbese di cui poter rendere fiera la città ma non fece niente per conservarne il ricordo e consegnarlo alle future generazioni. Perché? Le ricostruzioni svolte da Antonello Ricci ci dicono cose molto interessanti su questa vicenda. Andiamo al 1948, prima guerra d’indipendenza. Partono, direzione Veneto, circa 300 viterbesi (tra la città e la provincia). Parte Mangani, rampollo della borghesia cittadina. Parte Pietro Rossi, caffettiere a via Matteotti, nella zona di San Luca. Gli italiani si scontrano, nei pressi di Vicenza, con truppe austriache particolarmente feroci. Sono guarnigioni bosniache che di fatto sbaragliano i risorgimentali. Mangani e i più del viterbese se ne vanno, dopo la rotta, con la coda tra le gambe. E Rossi? Rimane lì, lui e altri quindici viterbesi. Vengono sconfitti ma con l’onore delle armi.
Tutta colpa di Freud, quindi? Potrebbe essere una lettura efficace. Domenico Mangani, tornato a Viterbo con la coda tra le gambe, fu ricoperto di disonore. Anche il padre inveì contro di lui bruscamente. Rossi invece era un eroe. Una figura per certi versi imbarazzante. A tutto questo deve poi aggiungersi tutta la matassa dei rancori e delle contrapposizioni tra le diverse forze politiche di quegli anni. E’ dunque quella di Rossi una storia eroica non tanto gradita, per questo cadde nel dimenticatoio.
Rossi, costretto all’esilio più volte, perché “pregiudicato” in quanto “repubblicano” finì per morire nel 1876 a Castel Giorgio, Orvieto. Si conosco due suoi eredi. Suor Graziella (pronipote laterale) e il signor Aldo (pronipote diretto). Lo stesso Aldo, incontrato da Ricci & Co, ha fatto dono di un ricordo prezioso per il recupero della storia di Pietro Rossi. Ha raccontato di quando da bambino, in visita a casa di suo nonno Garibaldi Rossi, vedeva appeso in corridoio quel gran diploma del bisnonno Pietro, il diploma dei Mille.
Un momento dello spettacolo teatrale
IL TESTO DELL’EPIGRAFE PENSATA DA ANTONELLO RICCI
A Pietro Rossi
Eroe garibaldino
Viterbo 14-09-1820 Castel Giorgio 24-06-1876
Era la primavera del ’60
quando all’appello
di Garibaldi
corresti a Quarto
senza esitare.
Fosti così, unico viterbese
fra i mille di Marsala,
i padri coraggiosi
di questa nostra Italia.
Il fuoco appassionato
del tuo patriottismo
la tua onestà
la tua perseveranza
avrebbero dovuto
i nostri avi
segnare a esempio
di eterna attualità
per le future gioventù.
Dimenticammo, invece.
A volte può accadere. Ma
non è mai troppo tardi:
così con questa pietra ripariamo
oggi
L’amministrazione comunale
e la cittadinanza tutta
posero


















