Viterbo vista da Mosca - 'Dalla Russia col trattore'
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La città dei papi vista da Mosca, attraverso gli occhi di una giovane costretta a emigrare.

Dal mare magnum della rete, a volte, spuntano fuori cose curiose. Ci siamo imbattuti in un titolo che ci ha spezzato un attimo la normalità del respiro, trasformando un’introduzione d’aria in una risata a sbuffo. Stiamo parlando di ‘Dalla Russia col trattore’, un intervento scritto da una giovane viterbese trasferitesi a Mosca. Un punto di vista particolare, utile per capire qualcosa in più di questo territorio, della sua gente e della mentalità.

 

“Ho capito che Viterbo non mi avrebbe mai accettata quando alla fatidica domanda “a chi sei fija?” non avevo referenze da vantare […] Adottata da Mosca, in quanto orfana di una mamma città, Viterbo ha assunto da lontano connotati nuovi. Da ostile e incomprensibile, si è trasformata nell’idea di место рождения ( il posto in cui ci si sente a casa, come dicono i russi), da ricordare, e della quale avere limitatamente nostalgia fino quando non si torna per le visite rituali alla famiglia. […] Viterbo è diffidente, è permalosa, è boriosa e introversa, è addormentata e orgogliosa e nel profondo cafona, ma vestita a festa; per conquistare usa le armi di una bellezza lunare non diurna, non evidente. Viterbo non abbraccia, non accoglie, non è generosa ma ti ripaga all’improvviso di tutti suoi difetti con un’atmosfera di una serata estiva a piazza della morte o con un “ddiocaro” urlato da qualcuno che ti fa sentire a casa”. 

 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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