Viterbo, una città etrusca dilapidata del suo patrimonio. I più importanti musei del mondo hanno “pezzi” viterbesi
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I “gioielli” etruschi di Viterbo hanno subito nel corso degli ultimi due tre secoli una sorta di diaspora. Così sono andati ad arricchire le esposizioni dei principali musei di storia antica del mondo. Il tutto senza che sul territorio d'origine ci sia la minima consapevolezza.

I “gioielli” etruschi di Viterbo hanno subito nel corso degli ultimi due tre secoli una sorta di diaspora. Così sono andati ad arricchire le esposizioni dei principali musei di storia antica del mondo. Il tutto senza che sul territorio d’origine ci sia la minima consapevolezza.

Il pezzo viterbese più famoso in assoluto è sicuramente il “galletto” alfabetario. Realizzato in bucchero è conservato presso il Metropolitan Museum di New York.

Probabilmente si tratta di un calamaio, come lascia pensare la “cresta-tappo” asportabile. Che doveva essere tolta per inserire all’interno del vaso dell’inchiostro. Risale alla seconda metà del VII secolo a.C. ed è universalmente conosciuto da studiosi e appassionati, appunto, come il “Galletto di Viterbo”.

Nulla è dato sapere sulla sua sottrazione e sul modo in cui raggiunse il nuovo mondo. La cosa più interessante del bene è l’alfabeto etrusco arcaico riprodotto sulla pancia del vasetto, o del galletto se si preferisce.

Al Museum of Fine Arts di Boston è in bella mostra un altro reperto viterbese di notevole importanza. Si tratta di una grande kylix a figure rosse degli inizi del V sec. a.C. firmata da Eufronio, il più celebrato ceramista dell’antichità e anche il più quotato sul florido mercato clandestino.

Decorata da un allievo del maestro, il pittore ateniese Onesimos, ha un diametro di quasi 40 centimetri e nel suo interno sono raffigurati due danzatori nudi: uno suona il flauto doppio, l’altro accompagna le sue evoluzioni con un lungo bastone da passeggio. Il reperto sarebbe stato rinvenuto in data imprecisata da tal Pietro Saveri in un suo fondo a circa tre miglia da Viterbo.

Nello stesso museo troviamo un sarcofago di non eccezionale pregio artistico proveniente da Musarna, datato  al II secolo a.C. e sul coperchio è rappresentato un uomo recumbente con patera.

Dal sito di Musarna furono trafugati tanti sarcofagi nell’Ottocento. Di questi una buona parte si trovano tutt’oggi nei depositi dell’università californiana di Berkeley; altri nel campus universitario di Filadelfia e uno nel museo di Boston. Reperti provenienti da Musarna sono segnalati anche nei musei di Toronto, San Pietroburgo e in Vaticano.

Poi c’è Londra e il glorioso British Museum. Qui è conservato un bronzetto alto dieci centimetri raffigurante un guerriero con un grande elmo crestato acquisito nel 1824 alle collezioni museali e qualificato nei cataloghi come proveniente da “Viterbo città” (Viterbo town).

Proveniente da Castel d’Asso troviamo a Copenaghen un’anfora attica a figure nere di età arcaica del pittore di Antimenes, attivo ad Atene nell’ultimo quarto del VI secolo a.C.: ha il corpo in vernice nera e il collo decorato con tralci d’uva, satiri danzanti e motivi geometrici. Un gruppo di ceramiche sono infine pervenute, sempre da Castel d’Asso, nelle collezioni del Royal Ontario Museum di Toronto.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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