
Viterbo è una città dove si vive bene? No, almeno sotto il profilo della vivibilità ambientale. Il capoluogo della Tuscia si piazza alla posizione 93 della classifica stilata da Legambiente dove si fornisce un flash sulla qualità dell’ecosistema urbano dei 104 capoluoghi di provincia italiani.
18 gli indicatori selezionati per confrontare tra loro le varie città. Tre indici sulla qualità dell’aria (concentrazioni di polveri sottili, biossido di azoto e ozono), tre sulla gestione delle acque (consumi idrici domestici, dispersione della rete e depurazione), due sui rifiuti (produzione e raccolta differenziata), due sul trasporto pubblico (il primo sull’offerta, il secondo sull’uso che ne fa la popolazione), cinque sulla mobilità (tasso di motorizzazione auto e moto, modale share, indice di ciclabilità e isole pedonali), uno sull’incidentalità stradale, due sull’energia (consumi e diffusione rinnovabili).
La città dei papi incassa un punteggio di qualità pari a 32,94%, nello studio realizzato in collaborazione tra Legambiente, Istituto di Ricerche Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore. Un dato ancora più imbarazzante se si tiene conto che, per ovvie ragioni, le migliori performance le fanno registrare proprio quei capoluoghi al di sotto degli 80mila abitanti (Verbania, Belluno, Macerata, Oristano, Sondrio, Mantova, Pordenone). Realtà dove la ristretta dimensione dovrebbe rendere più semplice il lavoro di pianificazione, programmazione, innovazione e controllo dei risultati agli amministratori locali.
Peggio di Viterbo solo a Frosinone, Caltanissetta, Massa, Crotone, Catanzaro, Reggio, Latina, Vibo Valentia, Palermo, Agrigento e Messina. Meglio tutte le altre.
Lo studio è stato effettuato lavorando su dati raccolti nel 2014. Le città italiane appaiono stanche, pigre, ingessate e lontane – specie quelle fanalino di coda come Viterbo – da modelli di gestione e amministrazione al passo con i tempi. Una sorta di terzo mondo amministrativo, rispetto a tematiche centrali per la buona politica.
Le città con le ecoperformace migliori: Verbania, Trento, Belluno, Bolzano, Macerata e Oristano. Il vero tallone d’Achille risulta essere la mobilità. Non si riesce a mettere in campo politiche e azioni capace di promuovere un’opportuna mobilità nuova per uscire dalla morsa di traffico e smog e rimangono lontani anni luce concetti importanti come quello degli eco-quartieri per rigenerare le periferie e rilanciare il patrimonio edilizio.
Per il capoluogo della Tuscia la grande sfida di iniziare a mettere al centro dell’agenda politica di Palazzo dei Priori temi di cui troppo poco si sente parlare in consiglio comunale: dal rilancio della vita sociale nei quartieri, alla valorizzazione della cultura (che è cosa ben diversa dal mercato della cultura), passando per la riqualificazione energetica, dall’arresto del consumo di suolo, dagli investimenti nel sistema del trasporto periurbano, dal sostegno alla mobilità nuova.
Una scelta politica che andrebbe nella direzione dell’interesse generale: si crea lavoro migliorando il benessere e mettendo al sicuro le nostre città.


















