Viterbo trasformata in una pista da bob su ghiaccio. Il centro storico impraticabile, pericoloso muoversi anche nei quartieri (le foto)
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Una giornata di lavoro piena per operai e ditte che stanno gestendo l'emergenza neve. Abbiamo atteso, perché sarebbe stato strumentale parlare subito di cattiva gestione. Non lo faremo neanche ora. Non siamo dei tecnici, dei massimi esperti. Siamo però degli osservatori, attenti. Insomma dei giornalisti.

Una giornata di lavoro piena per operai e ditte che stanno gestendo l’emergenza neve. Abbiamo atteso, perché sarebbe stato strumentale parlare subito di cattiva gestione. Non lo faremo neanche ora. Non siamo dei tecnici, dei massimi esperti. Siamo però degli osservatori, attenti. Insomma dei giornalisti.

Dobbiamo informare e questa sera alle 20.30 siamo usciti per toccare con mano lo stato del capoluogo della Tuscia dopo la nevicata della notte tra domenica e lunedì. Lo scricchiolio a ogni passo non è certo rassicurante. Abbiamo camminato al centro delle strade, là dove dovrebbero passare i veicoli. Un tappeto di ghiaccio quasi in ogni via del centro. Non quelle marginali, piccole. Lì c’è tutta la neve, pronta per fare a pallate. 

Il ghiaccio, tanto da fare apparire il centro storico di Viterbo come una grande pista da bob su ghiaccio, è su strade come via Garibaldi, via Cavour, via Annio, via Cairoli, via Cardinal La Fontaine, via del Mille, via Tommaso Carletti, Corso Italia. Un bel tappeto bianco, compatto. Pronto a scricchiolare forte e sinistramente a ogni passo. 

Diversi gli spessori. Si va dai pochi millimetri fino a situazioni di maggiore spessore. Roba seria insomma. Nei quartieri fuori la cinta muraria le cose non vanno meglio, fatta eccezione per la Cassia. Cappuccini, Barco, Murialdo sono difficilmente praticabili in auto. Anche con le gomme termiche non si ha vita facile. Ci segnalano situazioni difficili nelle vie non centrali di Villanova, Santa Barbara e un po’ ovunque. 

Criticare è facile ma dire che qualcosa non ha funzionato, forse più di qualcosa, sono gli occhi a suggerircelo. Dovremmo tapparceli per dire il contrario ma con tutto questo ghiaccio non ce la sentiamo. Il rischio di finire a terra sarebbe troppo alto. 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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