
di Francesco Mattioli
Così, alla fine, alcuni deputati di FdI si sono recati all’Aeroporto Militare di Frosinone, dove hanno scoperto che la locale Scuola Elicotteri è una eccellenza dell’Aeronautica Militare e si sono convinti, come era abbastanza facile prevedere, che da lì la Scuola non dovrebbe muoversi.
Nel frattempo, il famoso – e fumoso – progetto di aprire un secondo scalo aeroportuale civile a Viterbo si era dissolto per la seconda volta negli ultimi dieci anni, proprio a favore di Frosinone. Con la conseguenza che a Viterbo occorreva dare un “contentino”: magari il trasferimento nella Tuscia della Scuola Elicotteri sunnominata e/o la costituzione di un piccolo aeroporto civile di tipo “regionale” (cioé a traffico limitato).
La domanda sarebbe: perché l’aeroporto a Frosinone piuttosto che a Viterbo? Davanti al centro ciociaro ci sono i Monti Ernici, mentre a Viterbo c’è quasi una spianata dal mare alla città e per trovare vere montagne, a parte il cucuzzoletto cimino, tocca arrivare al Terminillo… quindi una localizzazione perfetta nel Viterbese.
Ma la risposta è facile: Frosinone sta a 5 km dall’Autostrada A1, dove ha un casello tutto per sé, e Roma centro si raggiunge comodamente in meno di un’ora d’auto; non solo, Frosinone è sulla ferrovia Napoli-Milano, per cui si raggiunge Roma in poco più di un’ora di treno ordinario e in tre quarti d’ora con il Frecciarossa.
Al contrario, Viterbo sta a venti minuti d’auto dall’autostrada e a un’ora e un quarto da Roma centro, ma soprattutto per raggiungere la Capitale in treno ci vogliono quasi due ore. Capito come stanno le cose? Quindi, chiudiamola qui e non facciamoci illusioni, sull’aeroporto, ché a
queste condizioni nel migliore dei casi sarà una sovrastruttura di modesto impatto economico per la Tuscia.
In realtà, con il completamento della trasversale Orte-Viterbo-Civitavecchia, Viterbo deve imparare a rivolgersi, oltre che all’area romana, ad un mercato turistico prevalentemente trasversale, tra l’area umbro-marchigiana e quella tirrenica. Una Tuscia fortemente attrattiva, quindi con un forte progetto turistico, potrebbe certamente trarre grandi benefici anche da un aeroporto regionale, ma solo se, a monte, fosse un centro d’attrazione di valore internazionale.
Il che non è neppure impossibile. Perché con una adeguata “narrazione” questa terra di grandi città e necropoli etrusche, di castelli, rocche e centri storici medievali intatti, di rinomati palazzi e parchi rinascimentali, di laghi, boschi e paesaggi preziosi, di ricche fonti termali, di tradizioni folcloriche peculiari e suggestive, di una allettante enogastronomia potrebbe rivaleggiare con i centri più importanti d‘Europa.
Ovviamente servirebbero un paio di condizioni favorevoli. La prima, una mentalità innovatrice e coraggiosa che attualmente si scontra con il diffuso provincialismo viterbese, a tutti i livelli. La seconda, l’appoggio incondizionato, soprattutto economico, della Regione. Che tuttavia, quando dà, si preoccupa di dover dare a tutti allo stesso modo e soprattutto in proporzione alla Capitale, quindi poco; quando prende, che si tratti di discariche o di altre servitù, ha invece un particolare occhio di riguardo per il Viterbese. Amen.


















