
SPECIALE SANTA ROSA – Occhi rossi e brividi sulla schiena. L’ultimo passaggio di Gloria regala alla città capoluogo della Tuscia una grande emozione, destinata a entrare nella storia.
La voce di Sandro Rossi si è fissata nell’aria, omaggiando la bellezza di una Macchina che è già nella storia della tradizione. Raffaele Ascenzi, il padre, ha scrutato ogni secondo di questo tempo intenso che è stato l’ultimo Trasporto.
Un coro unanime di consensi. Tutti d’un sentimento, davvero. Facchini impeccabili. L’energia, la voglia, la bellezza, l’entusiasmo. Così tanto che lo stesso Rossi ha dovuto faticare per contenerlo e addolcirlo a ogni “sollevate e fermi”. “Piano, piano, piano” e poi la gioia dell’arrivo con “Santa Rosa fuori” al sagrato davanti alla basilica e al Monastero.
Gli occhi di suor Francesca e il suo sorriso da custode del corpo di Santa Rosa. Il sorriso disteso delle autorità cittadine all’arrivo, dopo l’ultimo sforzo della salita. Tutte le piazze hanno risposto con entusiasmo al passaggio del “campanile che cammina”, definizione senza tempo coniata da quel genio di Alessandro Vismara.
Un trionfo di passioni intrecciate. A San Sisto “la mossa”, dopo le parole di speranza del sindaco Chiara Frontini e la benedizione, la prima della sua carriera viterbese, del vescovo Orazio Piazza. Poi l’arrivo, in un tempo sospeso, a piazza Fontana Grande. L’omaggio dei presenti. Quindi via Cavour e il boato della numerosissima piazza del Comune. A Piazza delle Erbe la gente ha trasformato in applausi l’attesa. Quindi il Corso, con tutte le sue difficoltà vinte dalla tecnica e dalle capacità di cui è garante e custode il Sodalizio dei Facchini.
Al Suffragio la fermata prima del tratto più stretto e la girata liberatoria di piazza del Teatro. Nuovo boato di popolo prima di regalare a tutti la sfida della salita con l’arrivo dei Facchini in largo dei Facchini. Casa loro, casa di Rosa.


















