Viterbo rimane a bocca aperta davanti a Dies Natalis, la nuova Macchina di Raffaele Ascenzi
Foto Dies natalis
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VITERBO - La Macchina di Raffaele Ascenzi è stata svelata al pubblico e ha saputo colpire già l'immaginario collettivo. Sono passati 13 giorni dall'annuncio del nome del vincitore. Tredici giorni di attesa per scoprire la protagonista del prossimo tre settembre. 

VITERBO – Dies Natalis ha un volto. Ieri sera la presentazione all’interno del Teatro dell’Unione, che ha lasciato i presenti e chi ha seguito la diretta streaming da casa a bocca aperta. 

La Macchina di Raffaele Ascenzi è stata svelata al pubblico e ha saputo colpire già l’immaginario collettivo. Sono passati 13 giorni dall’annuncio del nome del vincitore. Tredici giorni di attesa per scoprire la protagonista del prossimo tre settembre. 

La Macchina, come era già stato preannunciato il 4 settembre in sala d’Ercole, è un ritorno ai baldacchini di papiniana memoria, con le tecnologie del ventunesimo secolo. Di fatto le strutture ottocentesche rivivono in un gioiello tecnologico che permette di rivivere quelle emozioni del passato con circa il doppio delle dimensioni. Un colpo d’occhio a cui nessuno, tra gli spettatori moderni, è abituato. 

Il progetto di Ascenzi racconta la storia dell’ascensione al cielo, alla vita eterna, di Rosa nel giorno della morte. Dies natalis infatti nella tradizione cristiana è il giorno della nascita in cielo, del ritorno al padre. Proprio questo giorno viene raccontato nella struttura della Macchina attraverso una sequenza di tre livelli. 

 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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