Viterbo ridà voce alle sue pietre: il nuovo destino di Sant’Orsola, Scuderie del Bramante ed ex Onmi
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La Capitale non si costruisce solo con le idee, ma anche con la capacità di far vivere le pietre. E stavolta, almeno sulla carta, il progetto ha il respiro lungo che serviva.

VITERBO – Le pietre sono mute, tocca agli uomini decidere che voce avranno. È una frase di Alfonso Antoniozzi, assessore alla Capitale Europea della Cultura, a dare il senso profondo dell’ultima operazione urbanistica e culturale varata dalla giunta Frontini. Non si tratta solo di finire i cantieri, di inaugurare targhe o di tagliare nastri dopo anni di polvere e abbandono. Si tratta di decidere cosa vorrà essere Viterbo domani.

Con l’approvazione delle linee di indirizzo per la destinazione d’uso di tre immobili simbolo del centro storico – l’ex chiesa di Sant’Orsola, le ex scuderie papali di Piazza Sallupara e l’ex Onmi – l’amministrazione comunale prova a chiudere il cerchio tra “contenitore” e “contenuto”. Perché il restauro di un edificio senza una visione è solo una scatola vuota che attende di essere riempita dal caso o dall’incuria.

Tre luoghi, tre identità

Il piano strategico è chiaro e mira a creare una rete di presidi culturali diffusi dentro le mura. Le Scuderie del Bramante (ex Scuderie Papali): Piazza Sallupara cambia pelle. Non più solo un luogo di passaggio, ma uno spazio dedicato alle arti performative contemporanee. L’obiettivo dichiarato è la “presenza continuativa”, ovvero evitare la sindrome dell’evento sporadico per garantire un incontro costante tra le pratiche artistiche e la comunità locale. Sant’Orsola: l’ex chiesa è destinata a diventare un centro nevralgico per le arti formative. Uno spazio di produzione e fruizione condivisa, pensato – parole dell’assessore – per rispondere alle esigenze delle tante associazioni cittadine che da anni cercano un posto dove “mettere in scena” il proprio lavoro, provando a dare corpo alla meraviglia e al talento. L’ex Onmi: qui il focus si sposta sulle nuove generazioni. Musica, educazione e formazione. L’obiettivo è creare un ponte stabile tra le istituzioni culturali, le famiglie e i giovani, facendo di questo luogo una fucina di crescita umana prima ancora che tecnica.

La sfida della Capitale 2033

La Sindaca Chiara Frontini non usa giri di parole: l’obiettivo è far vivere il centro storico, rendendolo attraente non solo per il turista di passaggio, ma per chi la città la abita ogni giorno. Il tutto incastonato in un percorso ben più ambizioso: la candidatura di Viterbo a Capitale Europea della Cultura 2033.

È qui che si gioca la vera partita. La delibera di giunta non è un atto burocratico isolato, ma si inserisce nel Documento Unico di Programmazione 2026-2028. L’idea di fondo è che la cultura non sia un ornamento o un costo, ma un “fattore abilitante” della vita cittadina, un motore capace di generare sviluppo sociale ed economico.

Oltre il cantiere

“Una città finisce sempre per assomigliare alle voci che sceglie di ascoltare”, chiosa Antoniozzi. E Viterbo, dopo decenni di edifici comunali lasciati al degrado o utilizzati in modo frammentario, sceglie di scommettere su un modello di città “abitata”.

Il recupero edilizio, dunque, trova il suo compimento nel momento in cui quelle porte si apriranno. La sfida, ora, sarà la gestione: la capacità di rendere queste strutture non solo “funzionali” alla bellezza, ma realmente permeabili al tessuto sociale, evitando che diventino cattedrali nel deserto. I cantieri volgono al termine, ma per il centro storico la vera prova comincia adesso: dimostrare che, una volta riaccese le luci, la città sarà in grado di popolare questi spazi con quella “voce” di cui tanto si è parlato.

La Capitale non si costruisce solo con le idee, ma anche con la capacità di far vivere le pietre. E stavolta, almeno sulla carta, il progetto ha il respiro lungo che serviva.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Per quindici anni la madre del grande Napoleone fu sepolta nella chiesa delle Monache Passioniste a Tarquinia.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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