Viterbo ricorda Paolo Borsellino
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VITERBO – Ieri sera una fiaccolata silenziosa di circa quattrocento persone da piazza del Teatro al Duomo

VITERBO – Ventisette anni fa, il 19 luglio 1992, veniva assassinato in un attentato il giudice-eroe Paolo Borsellino. Il giudice moriva a Palermo, in Via D’Amelio insieme a cinque agenti della sua scorta.

Ieri sera più di quattrocento persone hanno ricordato Paolo Borsellino con una fiaccolata silenziosa da piazza del Teatro al Duomo. Molti sindaci, amministratori locali e tanta gente comune. Tutti uniti dietro lo striscione con la scritta “Paolo vive”.

L’utilizzo delle fiaccole non è casuale: la fiamma è il simbolo della memoria che si mantiene viva, ma anche del sacrificio, come quello di chi ha pagato con la vita la scelta di difendere la libertà e la legalità.

 

 

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Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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