
VITERBO – A trentotto anni dalla scomparsa di Aldo Bruno De Alexandris sembrano maturati i tempi affinché Viterbo renda il giusto tributo alle mani che curarono i suoi monumenti dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.
Nella mattinata di ieri, mercoledì 30 luglio, il figlio Guido ha incontrato la sindaca Chiara Frontini. Presente all’appuntamento anche l’assessore Katia Scardozzi. Hanno ragionato su come riportare all’attenzione dei viterbesi la memoria di una famiglia di artisti – il padre, lo zio e il nonno di Guido – e lasciare un segno sulla città che possa rendere tributo a un lavoro straordinario.
Aldo Bruno è l’artigiano che riportò in vita tanti monumenti in peperino della città di Viterbo dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Le sue sculture erano vere e proprie opere d’arte. Fu attivo soprattutto dal dopoguerra fino agli anni ’70 e restaurò, insieme al fratello Mario, tutte le parti artistico-ornamentali, in pietra peperino e non solo, della Cattedrale di San Lorenzo, della Basilica di San Francesco, della Fontana della Rocca, del Museo Civico, dei fregi di Porta della Verità e di altri numerosi monumenti cittadini.
Ha inoltre realizzato una statua di Santa Rosa da donare all’omonima città di Viterbo in Colombia in occasione del gemellaggio (1955) voluto dal noto Renzo Javarone, lo storico gestore di Schenardi.
A Palazzo Gentili, sede della Provincia e interamente distrutto dalle bombe, ricostruì una parte dei fregi della facciata, riprodusse la restante parte e scolpì lo stemma della sala consiliare. Realizzò nel 1961 il fonte battesimale della Chiesa di Santa Maria Nuova, oggi collocato nella cripta, gli stemmi della Caserma dei Pompieri e del Seminario di San Pietro in Viterbo.
Il padre di Aldo Bruno e di Mario De Alexandris, Grisostomo De Alexandris, era nativo di Viterbo, si trasferì giovanissimo a Venezia e fece ritorno a Viterbo nel 1934 portandosi i suoi due figli che erano nati a Venezia. Anch’egli scultore, è tuttora sepolto nel cimitero di Viterbo.
La famiglia De Alexandris nel capoluogo della Tuscia continuò la sua attività artigianale con grande impegno e professionalità. I laboratori di De Alexandris erano in Via San Lorenzo ed in Via Zelli Pazzaglia. Giunto il momento della pensione, Aldo Bruno De Alexandris lasciò Viterbo nel 1975 per tornare a vivere in Veneto, dove morì il 7 novembre 1987 a causa di un incidente stradale e dove tuttora risiede il figlio Guido. Il suo ultimo lavoro importante lo impegnò nella realizzazione di un intero cornicione della facciata del duomo di Orvieto.
La Fune ha da tempo un dialogo diretto con Guido De Alexandris e ha cercato di accendere attenzione e interesse su questa storia in più occasioni. Il tributo a questi artisti della pietra è un recupero di una parte importante della memoria collettiva della città di Viterbo.


















