

VITERBO – Il 4 giugno il rogo del padiglione B dell’ex Facoltà di Agraria. A distanza di pochi giorni la morte su viale Trieste del giovanissimo Leonardo Cristiani. Due terribili eventi che hanno letteralmente paralizzato il capoluogo. Simbolo di tutto questo il volto della sindaca Chiara Frontini. Quando ha saputo di quanto stava accadendo ad Agraria si trovava a Budapest, per un importante incontro sul termalismo. Un appuntamento che ha portato alla sigla di accordi utili a dare un futuro alla città termale di Viterbo ma che non sono stati ancora resi noti.
La sindaca ha ripreso subito l’aereo ed è tornata a Viterbo. Impeccabile il suo comportamento istituzionale. Presente al fianco del rettore a ogni incontro fondamentale, tanto a livello istituzionale quanto a quello simbolico. Dall’arrivo della ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini fino all’abbraccio che i ristoratori della Tuscia hanno voluto dare all’Unitus in piazza San Lorenzo.
Quando la città sembrava pronta ad andare avanti, trasformando in forza e in nuova energia le fiamme che hanno distrutto decenni di ricerca è arrivato un altro colpo durissimo. Un quindicenne, un ragazzo straordinario e dolcissimo ha perso la vita schiantandosi con la sua moto su un albero di viale Trieste. Anche qui la sindaca ha fatto quello che andava fatto: silenzio istituzionale, basso profilo, rispetto del dolore. Il suo volto, nel giorno del funerale del piccolo Leonardo, parlava da solo. Il volto di una prima cittadina che è anche il volto di un’intera città, piegata nella mente da situazioni terribili e difficilmente prevedibili. Inaspettate come sa essere inaspettata la vita, o meglio la morte e la distruzione.
Eppure, sappiamo per certo, che in quel di Budapest sono accadute in poche ore (il tempo concesso da un destino beffardo) cose molto importanti per il termalismo viterbese. Sappiamo che a Palazzo dei Priori stanno attendendo che questa onda emotiva terribile che ha investito la città si plachi un po’, per quanto possibile, così da potere riaccendere speranza.

















