Viterbo piange "Giggi": se ne va il re del leggendario hot dog che ha sfamato e divertito generazioni
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VITERBO — La città perde un pezzo della sua anima più vera, di quella fatta di botteghe storiche, sorrisi dietro al banco e profumi che, solo a pensarci, ti riportano indietro nel tempo. Viterbo è stata colta questo martedì 25 agosto da una di quelle notizie che stringono lo stomaco e fanno male al cuore: con profondo dolore apprendiamo della scomparsa di Roberto Baldini, da tutti conosciuto come “Giggi”, volto fantastico e autentico pezzo di storia della nostra Viterbo. Aveva 73 anni. Da sempre dietro al mitico banco in vetro, da dove faceva il giochetto della pizza che ti veniva data sotto così che andando a prenderla sbattevi la mano.

Per intere generazioni di viterbesi, pronte a scendere in centro o a concedersi una pausa tra una lezione di scuola e l’altra, via Cairoli aveva un indirizzo fisso e un punto di riferimento assoluto. Quella saracinesca non era solo un locale, era il tempio della felicità formato “street food” quando ancora questa parola non la usava nessuno.

Impossibile, davvero impossibile, non aver mangiato almeno una volta nella vita il suo mitico hot dog. Un’opera d’arte semplice e irresistibile, preparata con quel tocco inconfondibile che solo Giggi sapeva dare. Quel sapore unico che ha accompagnato pomeriggi di festa, risate tra amici, domeniche pomeriggio e fughe strategiche dalla routine. E poi la mitica frase: “Che ci metto Giggi?”. E la risposta più bella che potevi dare era: “Tutto Gi”.

Giggi era un’istituzione vera. Di quelle persone gentili, accoglienti, parte integrante del tessuto urbano della nostra Viterbo. Ognuno di noi ha un ricordo legato a quel bancone, a quella divisa da lavoro e a quella battuta sempre pronta per strappare un sorriso. Era uno di quei volti familiari che ti faceva sentire subito a casa, a prescindere da quanti anni avessi o da quale fosse il tuo percorso.

Ora quel bancone profuma di ricordi indelebili e la città si ferma, silenziosa, a stringersi attorno al dolore dei suoi cari.

Ciao Giggi. Grazie per la dolcezza, per la bontà e per aver reso più felici, con un semplice hot dog, intere generazioni di viterbesi. La tua città non ti dimenticherà mai.


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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Per quindici anni la madre del grande Napoleone fu sepolta nella chiesa delle Monache Passioniste a Tarquinia.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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