

VITERBO — C’è un modo di guardare le cose che appartiene solo a chi possiede la grazia della memoria. Un’arte sottile, fatta di attese, di silenzi dietro l’obiettivo e di quella straordinaria capacità di cogliere l’anima di un luogo prima ancora della sua luce. Viterbo perde oggi uno dei suoi cantori più autentici, un uomo che ha fatto della fotografia non un semplice strumento di lavoro, ma il prolungamento naturale del proprio cuore: si è spento Ezio Cardinali.
Con lui se ne va un pezzo fondamentale della storia visiva della nostra città. La sua è stata una vita interamente impressa sulla pellicola prima, e sui pixel poi, ma sempre con la stessa, inossidabile passione. Non c’è monumento, angolo, vicolo, scorcio o pietra antica della Città dei Papi che non sia stato immortalato dal suo sguardo. Cardinali conosceva Viterbo come pochi altri: ne sapeva decifrare i chiaroscuri, le pietre laviche bagnate dalla pioggia, i sorrisi rubati nelle piazze e i dettagli più nascosti del nostro patrimonio artistico.
Negli anni, attraverso collaborazioni di prestigio e studi appassionati — come quelli legati alle ricerche storiche locali e alla documentazione di siti simbolo come la chiesa e il chiostro di Santa Maria Nuova, la chiesa del Gonfalone e la maestosa cinta delle mura castellane —, Ezio è stato l’occhio visivo capace di esaltare la bellezza millenaria di Viterbo. Le sue campagne fotografiche non erano semplici illustrazioni, ma vere e proprie tavole d’amore per la città, realizzate spesso gomito a gomito con altri maestri dell’obiettivo della bottega fotografica, come Ridelmo Burla.
Per decenni è stato testimone e narratore silenzioso ma implacabile del nostro territorio. Ogni rullino sviluppato nel suo studio era un tassello di un immenso archivio d’affetto e professionalità. Era l’uomo a cui ci si affidava per fermare il tempo, per dare eternità a un volto, a una festa patronale, a un angolo di Medioevo che rischiava di sfuggire alla frenesia del presente.
Ezio sapeva guardare. Questa era la sua cifra distintiva. Non scattava mai per inerzia; cercava sempre l’inquadratura giusta, quella capace di restituire dignità e bellezza a ciò che altri, magari più distratti, avrebbero ignorato.
La notizia della sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile non solo nella famiglia e tra gli amici, ma nell’intera comunità viterbese. La redazione de La Fune si stringe con commozione attorno ai suoi cari, ricordando un professionista esemplare e un uomo perbene che ha regalato a Viterbo la sua memoria per immagini.
Adesso, mentre la città continua a vivere tra le sue consuete vicende, resta la sua eredità visiva: un patrimonio immenso di scatti che continuerà a raccontare chi siamo stati, attraverso gli occhi limpidi e innamorati di Ezio Cardinali.


















