"Viterbo non è un albergo", Frontini: "C'è chi mi ha fermato per farmi i complimenti"
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Tante le critiche, i commenti, le ironie. La città si è spaccata in due. Da una parte i contestatori dell'azione firmata da Viterbo2020 e dall'altra i sostenitori. Abbiamo intervistato Chiara Frontini.

Un manifesto è stato al centro delle cronache degli ultimi giorni. Si tratta del dodici per tre fatto affiggere su Viala Raniero Capocci da Chiara Frontini e dal movimento civico Viterbo2020 e che contiene un messaggio chiaro: “Viterbo non è un albergo”. Il contesto è quello dell’ampia discussione aperta in città sul tema dell’accoglienza ai migranti e sull’accattonaggio molesto, oggetto di un dibattito ancora non affrontato in consiglio comunale.

Tante le critiche, i commenti, le ironie. La città si è spaccata in due. Da una parte i contestatori dell’azione firmata da Viterbo2020 e dall’altra i sostenitori. Abbiamo intervistato Chiara Frontini.

“Viterbo non è un albergo”, ma la tassa di soggiorno intanto la sta pagando?

“La stanno pagando tantissimo i cittadini sulla loro pelle. Loro le tasse le pagano ma i servizi non ce l’hanno”.

E’ colpa dei “negri”?

“Estrimizzate”.

Beh, l’avete scritto sui manifesti…

“L’unico insulto non l’abbiamo scritto noi”.

Vi hanno scritto schifosi…

“Ognuno può esprimere il proprio pensiero. Sarebbe bene non ci fossero insulti. Per me democrazia significa questo, mi dispiace non valga per tutti. Forse c’è chi pensa che in questa città non tutte le idee hanno diritto di cittadinanza”.

Però anche nei suoi interventi parla di persone in malafede se non la pensano come voi o sostengono pareri diversi. Non è sempre un insulto?

“C’è differenza sostanziale. Noi esprimiamo un’idea che può piacere o meno. Noi non abbiamo offeso nessuno e non abbiamo fatto partire nessuna polemica, insulto, presa in giro. Abbiamo espresso la nostra idea, poi ci sono state reazioni estremamente positive e altre estremamente negative. Tra queste anche gli insulti, ma facessero”.

Dire che una persona è in malafede non è un insulto?

“Come ci ha offeso chi non la pensa come noi si può anche reagire. Oppure dobbiamo solo prenderci gli insulti e le prese in giro? Credo che sia permesso, tra l’altro anche in maniera garbata e ironica. Non è mio costume utilizzare violenza verbale né tanto meno fisica per portare avanti battaglie politiche e amministrative”

Si aspettativa tutto questo “casino” per un manifesto?

“Auspicavamo. E’ chiaro che questo è un tema che deve essere portato all’attenzione della politica cittadina. Il manifesto è stato fatto per sollevare questo problema. Per far capire che c’è una maggioranza della città, noi siamo convinti di questo, che percepisce questa situazione come problema da affrontare. Fino a oggi l’amministrazione è stata ferma, nel momento in cui si pone in maniera forte il problema la politica non può fare a meno di occuparsene. Vogliamo che sia ristabilita vivibilità e decoro in città, minato anche dall’accattonaggio molesto”.

Che lettura fa delle critiche?

“Chiaro che ci sono state critiche, ringrazio anche loro perché ci hanno fatto una grande pubblicità. Al paro delle critiche altrettante sono state le manifestazioni di sostegno. Tanti i messaggi di persone che ci spingono a portare avanti questa battaglia. Non mi era mai capitato che la gente inchiodasse in mezzo alla strada e scendesse per stringermi la mano. Come tutti i temi forti si originano forti critiche ma anche forti sostegni. Giusto avere pensieri diversi, rispetto. Come mi auguro anche rispetto verso noi”.

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