Viterbo non è più una città tranquilla, ucciso di botte al Riello
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Gli Stati Generali La Fune
Un'aggressione che ricorda quelle avvengono nei peggiori sobborghi delle città malfamate del mondo, eppure il caso è avvenuto la notte scorsa a Viterbo, nel quartiere Riello. Un uomo, Federico Venzi di 43 anni, romano ma residente a Caprarola, è stato aggredito e malmenato a morte a Riello.

Un’aggressione che ricorda quelle avvengono nei peggiori sobborghi delle città malfamate del mondo, eppure il caso è avvenuto la notte scorsa a Viterbo, nel quartiere Riello. Un uomo, Federico Venzi di 43 anni, romano ma residente a Caprarola, è stato aggredito e malmenato a morte a Riello.

La segnalazione ai soccorsi del 118 è arrivata intorno alle 4.30 del mattino da alcuni passanti che hanno visto l’uomo riverso a terra. L’ambulanza si è precipitata sul posto, ma la corso all’ospedale si è infine rivelata inutile. Venzi è morto alle prime luci dell’alba a Belcolle.

Ancora ignoti i motivi della violenta aggressione al 43enne, così come sono ignoti i responsabili di questo atroce crimine. Un omicidio brutale e a sangue freddo che ha sconvolto la tranquillità del capoluogo. Sulle loro tracce ci sono gli investigatori dei carabinieri del comando di Viterbo, che cercano di ricostruire l’accaduto, partendo dalle circostanze dell’aggressione e dai motivi scatenanti.

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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