

NANCY – Si diceva, un tempo, che l’Italia fosse un paese di campanili. E ci si vergognava, o si faceva finta di vergognarsene, come se l’attaccamento al proprio orticello fosse un peccato mortale contro la modernità. Poi, a Nancy, è successo che la sindaca di Viterbo, Chiara Frontini, si sia seduta a un tavolo dove si decide, o quantomeno si suggerisce, il destino del mondo. Guida la delegazione dell’Anci all’Urban 7, il forum dei sindaci che conta, quelli che parlano all’orecchio dei grandi del G7 prima che questi ultimi si chiudano nelle stanze ovattate di Évian a disquisire di massimi sistemi.
Qualcuno, tra i soliti brontoloni del caffè sotto i portici, storcerà il naso: “Ma che c’entra Viterbo con le diplomazie internazionali?”. È l’eterna sindrome del piccolo, quella che ci tiene inchiodati alla convinzione che la politica sia un affare da palazzi romani e che la città sia solo un luogo dove tappare buche e raccogliere la spazzatura.
Ebbene, la Frontini a Nancy ha fatto qualcosa di più utile di mille proclami elettorali. Ha ricordato ai giganti della terra che il mondo non finisce nei rapporti statistici dei ministeri, ma inizia lì dove vive la gente: nelle piazze, nei quartieri, nelle scuole. Ha parlato di ambiente, di diritto alla casa, di quell’intelligenza artificiale che ci spaventa tanto e di quella diplomazia culturale che è l’unica vera arma contro la barbarie. E lo ha fatto non come una comparsa, ma come portavoce di un’Italia che, nei suoi comuni, possiede ancora un laboratorio di democrazia che il resto del mondo ci invidia.
Ma c’è di più, ed è ciò che conta davvero per la nostra terra. Questa trasferta francese non è una gita di piacere, né una vanesia medaglia da appuntarsi al bavero. È, per Viterbo, una boccata d’aria fresca che ne riposiziona l’immagine. Per troppo tempo la nostra città si è guardata allo specchio con aria dimessa, convinta di essere una periferia dell’impero, un borgo grazioso ma sonnacchioso. Vedere il nome di Viterbo in calce alla “Dichiarazione di Nancy”, accanto a quello delle grandi metropoli mondiali, rompe quel vetro di isolamento che noi stessi avevamo costruito intorno alla città.
Se la sindaca ha saputo farsi ascoltare è perché ha capito – forse meglio di tanti suoi predecessori – che per contare non bisogna chiedere il permesso, ma partecipare ai tavoli dove la storia si scrive, anche se con la matita dei municipi. L’immagine di una città non si costruisce con le brochure turistiche, ma con la presenza, con la capacità di farsi interlocutori necessari.
Viterbo, oggi, ha varcato il confine. È tornata, per qualche giorno, a essere ciò che è sempre stata per vocazione storica: una protagonista. Ora spetta a noi – cittadini e amministratori – non far finire tutto tra le carte di una dichiarazione d’intenti. Perché la politica, quella seria, è questa: non chiudersi nel proprio orticello, ma capire che anche da una piccola provincia si può dare una spinta al mondo. A patto, s’intende, di smetterla di considerarsi, appunto, “piccola”.
La nota ufficiale di Palazzo dei Priori sui giorni di Nancy
La sindaca Chiara Frontini ha rappresentato a Nancy la delegazione Anci al vertice internazionale dei sindaci Urban 7. Due giorni, il 3 e 4 giugno, in cui l’Urban 7, o più semplicemente U7, forum internazionale che riunisce i sindaci delle città e le associazioni dei governi locali dei Paesi del G7, ha discusso e si è confrontato su importanti tematiche per far sentire la voce corale e concreta dei sindaci e delle comunità locali ai leader mondiali per le decisioni di interesse globale.
Tra i momenti più significativi, la predisposizione della dichiarazione di Nancy, che verrà presentata alla presidenza francese del G7 prima del vertice dei capi di Stato e di Governo previsto a Évian dal 15 al 17 giugno.
“Dopo un focus dedicato alla resilienza dei centri urbani – sottolinea la sindaca Chiara Frontini – abbiamo concentrato la nostra attenzione sulla dichiarazione di Nancy, documento che verrà consegnato ai leader del G7. Abbiamo lavorato affiché nella dichiarazione di Nancy trovassero spazio alcune delle principali sfide che le città di tutto il mondo sono chiamate ad affrontare: la tutela dell’ambiente, il diritto alla casa, l’innovazione e la governance dell’intelligenza artificiale, la resilienza urbana, la coesione sociale, la costruzione di percorsi di pace e la diplomazia culturale”.
A Nancy sono intervenuti oltre 200 partecipanti, tra cui i sindaci di più di 15 Paesi, rappresentanti istituzionali di alto livello, esperti e diverse delegazioni internazionali.
“È stato un grande onore aver potuto rappresentare Anci in un appuntamento internazionale di così alto profilo – aggiunge Frontini – e ringrazio il presidente Gaetano Manfredi e il delegato Stefano Lo Russo per la fiducia accordatami. I comuni devono essere protagonisti nella costruzione delle politiche pubbliche, nazionali e internazionali. Le amministrazioni locali sono il primo presidio istituzionale vicino ai cittadini e rappresentano un laboratorio permanente di innovazione amministrativa, partecipazione e governance. E nella dichiarazione di Nancy lo abbiamo più volte ribadito”.























