Viterbo, la trappola dell'affitto: la casa diventa un lusso
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La fotografia scattata dalla Cna racconta una città che cambia, ma non in meglio. Il peso dei canoni di locazione schiaccia i redditi delle famiglie: serve un 35% della busta paga solo per un tetto sulla testa.

VITERBO – Casa mia, quanto mi costi. Non è più solo il titolo di una vecchia canzone, ma il ritornello amaro che accompagna la vita di troppi viterbesi. Il costo della vita è un ingranaggio che corre veloce, spesso troppo, e a farne le spese – è proprio il caso di dirlo – è la voce di spesa più importante per ogni individuo o famiglia: l’affitto. I numeri parlano chiaro, brutali come solo le statistiche sanno essere, e arrivano dall’ultimo monitoraggio della Cna, che ha incrociato i dati dell’Agenzia delle Entrate con l’andamento delle retribuzioni negli ultimi sei anni.

Il risultato è un forbice che si allarga, trasformando l’accesso alla casa in un ostacolo sempre più alto. A Viterbo, dal 2019 a oggi, il costo delle locazioni è lievitato del 19%. Per un appartamento medio di 70 metri quadrati, nel 2019 si staccava un assegno da 520 euro. Oggi ne servono 620. Una differenza di 100 euro al mese che, su base annua, fa la differenza tra un’esistenza dignitosa e una di costante rinuncia. Il dramma, se vogliamo chiamarlo così, è che a fronte di questa corsa dei canoni, le retribuzioni sono rimaste col fiato corto, crescendo appena dell’8%.

A commentare il quadro è Attilio Lupidi, segretario della Cna di Viterbo e Civitavecchia: “Anche se c’è chi sta molto peggio di noi, così si aggrava il problema dell’accesso alla casa per giovani, famiglie e lavoratori”. Il divario, lo dicevamo, è pesante. Con uno stipendio netto medio di 1.750 euro, “il 35% del quale – spiega Lupidi – se ne va dunque solo per avere un tetto sopra la testa. Nello stesso arco temporale, gli stipendi sono cresciuti solo dell’8%: il divario è pesante”.

Se guardiamo alla classifica nazionale dei 109 capoluoghi, Viterbo si colloca all’87° posto per la crescita dei canoni. Un dato che ci pone in una posizione di metà classifica, ma che non deve trarre in inganno. La situazione è critica, perché incide sul tessuto sociale, frenando proprio quelle categorie – giovani e lavoratori – che dovrebbero rappresentare il motore della ripartenza della città.

Il tema dell’abitare, insomma, non è più confinato alle aule della politica o ai dibattiti sulle emergenze sociali, ma è diventato una questione economica che rischia di paralizzare lo sviluppo locale. A ribadirlo è il presidente nazionale della Cna, Dario Costantini: “Il tema dell’abitare non rappresenta più soltanto una questione sociale, ma una vera emergenza economica che rischia di frenare crescita, investimenti e sviluppo locale. Servono interventi strutturali per aumentare l’offerta di alloggi a canoni sostenibili, recuperare il patrimonio immobiliare inutilizzato, favorire la rigenerazione urbana e sostenere l’equilibrio tra sviluppo economico e sostenibilità sociale”.

Serve un piano casa vero, che guardi al patrimonio edilizio esistente e alla sua riqualificazione, invece di continuare a consumare suolo. L’alternativa, in fondo, è già davanti ai nostri occhi: città sempre più vetrina, sempre più care, e per questo sempre più deserte. Meno accessibili, meno vive e incapaci di trattenere le competenze che servono per non restare, semplicemente, a guardare il tempo che passa.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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