
VITERBO – Una città turistica che di strada ne deve fare ancora tanta, forse troppa. Uno dei temi è quello della ricettività. A metterlo sul tavolo, attraverso i social, un operatore del settore come Alessio Pagliara (Promotuscia).
Lui i dati li conosce, è consapevole anche delle debolezza del sistema turistico del capoluogo. Il suo ragionamento è interessante: “Viterbo ha oltre duecentocinquanta strutture ricettive extra-alberghiere che poco oramai aggiungono a livello qualitativo all’offerta turistica della città (parlare di livello quantitativo mi sembra ridondante). Nella maggior parte dei casi sono gestite da persone che fanno tutt’altro nella vita e che non sanno moltissimo di accoglienza turistica: sia chiaro, non ho nulla contro di loro (salvo quando pretendono di decidere loro “cosa fare per Viterbo” considerando che non sono dei veri professionisti) e ho invece stima sincera per chi lo fa come occupazione principale: quest’ ultimi hanno dimostrato coraggio e capacità di assimilare competenze in poco tempo.
Di contro, a Viterbo, gli hotel in grado di ospitare gruppi sono pochissimi: noi operatori continuiamo a mandarli a Bolsena, nonostante i capogruppi e le agenzie preferirebbero il capoluogo: il risultato è la perdita economica tangibile in termini di tassa di soggiorno e introiti per gli albergatori.
Nessuno in campagna elettorale ha mai parlato di queste cose, di turismo manca una competenza specifica ma si continua a parlarne a tutto campo in maniera abbastanza approssimativa. Come già detto quando mi è stato chiesto quali fossero le priorità nel settore, mi auguro veramente che chiunque si insedi istituisca un tavolo tecnico permanente con gli operatori locali e che abbia un po’ di rispetto per chi si guadagna il pane davvero in questo settore”.
Chissà se il prossimo sindaco vorrà affrontare davvero questo tema al di là della propaganda spicciola.


















