


“I nostri avi ci hanno lasciato un città meravigliosa… S. Pellegrino, il Palazzo dei Papi, le Fontane, le Mura, le Chiese…”. Me lo raccontava uno zio, Augusto Egidi, quando avevo sì e no dieci anni e mi aprivo alla scoperta di una storia cittadina che non avrei mai più dimenticato… dalle leggende di Galiana, di Anna dai capelli rossi e verdi, del Cavallo Calo e di Frisigello alle storie avventurose della distruzione di Ferento, delle
lotte di fazione tra Gatti e Tignosi, della santa Rosa, dell’assedio di Federico II, dei papi sepolti a S. Francesco, del conclave più lungo…
Così, quando mi vengono a trovare degli amici forestieri, li accompagno in giro per la città, immergendoli in quelle memorie incantate; figurarsi l’altro giorno, quando le vie erano percorse da elfi, fanciulle medievali, truci combattenti armati di spadoni, draghi e folletti.
Dovrei esserne contento, orgoglioso, soddisfatto della mia città; anche quando c’è l’erba troppo alta nei giardini pubblici, ma questa è un’altra storia e per fortuna assieme all’erba alta qualche volta ci sono anche il rosso del papavero, il giallo del tarassaco e l’azzurro del fiordaliso che danno colore… poi prima o poi il Comune interviene.
Tuttavia, qualche cruccio c’é. Perché in certi momenti quei turisti che guido per la città spalancano gli occhi non sulle bellezze della città, ma su scenari improponibili, assurdi, che in un battibaleno ti distruggono il bellissimo quadro che ho tentato di offrir loro. E non sono cose che puoi risolvere con un provvedimento amministrativo; sono ferite e cicatrici che difficilmente puoi risanare. Non dico oltre. Vi offro tre immagini. Giudicate voi.
Viterbo sta cambiando il suo volto; sta cercando di farsi più bella per sé, per i suoi cittadini, per i suoi visitatori. Le foto di ieri comparate con le immagini di oggi, ci raccontano di questo cambiamento, che non è solo nell’uso quotidiano di Viterbo, ma anche nella identità di Viterbo e nell’idea stessa di Città.
Come La Fune ha già provveduto a comunicare, di tutto questo parleremo sabato pomeriggio alle 17 al CEDIDO di Piazza S. Lorenzo (foto dell’Autore).






















