
VITERBO – Un capoluogo con alcuni giardinetti, un parchetto come Pratogiardino e niente d’altro. Una prospettiva diversa si aprì, in era Gabbianelli, con la prospettiva di dare vita al Parco dell’Arcionello.
Un parco, di quelli veri. Di quelli che rendono seriamente più vivibile una città, ne migliorano la qualità della vita, la proiettano in una dimensione di maggiore spessore. Poi il Parco dell’Arcionello è rimasto chiuso nel silenzio e nell’indifferenza. Era il 4 dicembre 2014 quando La Fune dava la notizia della presentazione del piano d’assetto, con relativa perimetrazione.
Giudicavamo, probabilmente con grande ingenuità, il momento come “un giorno importante che potrebbe aprire un ritorno in pista del parco regionale. Un polmone verde a poche centinaia di metri dal centro di Viterbo che fino a oggi è rimasto muto, quasi scomparso dal dibattito cittadino”.
Ed effettivamente dopo quel giorno tutto è rimasto come era. Viterbo non riesce ad avere il suo parco a due passi dal centro della città. Uno spazio che sarebbe importante e aiuterebbe a tratteggiare un nuovo profilo, di maggiore vivibilità, per un capoluogo dove si è forse più pensato a costruire palazzi che alla vita di chi sarebbe andato ad abitare i quartieri. Con il risultato di realizzare una città e quartieri di valore molto limitato rispetto agli standard della vita contemporanea. Una città che vale poco, con case che valgono poco. Anche magari quando vengono vendute a parecchio.
Il verde del capoluogo della Tuscia sostanzialmente non esiste. A meno che non si voglia conteggiare come aree verdi le rotonde e qualche giardinetto insignificante, perché strutturato come spiazzo con quattro giochi in croce, i più dei quali sono rotti e vecchi. Lo stesso Pratogiardino non può essere catalogato, se si parla sul serio, come parco. E’ un giardinetto ed è tenuto male, parecchio male.
Questo significa che i viterbesi non hanno spazi per ricrearsi nella loro città e per estensione del presente ragionamento significa pure che Viterbo non è una vera città. Non nel senso moderno del termine. Sembra più che altro essere qualcosa che è venuta su, tra un costruttore e l’altro. Tra un permesso a costruire e l’altro. A caso, per non usare termini meno educati.
Una città al verde di verde dove l’assessore preposto non ha fondi per costruire visioni ma quattro spicci per tagliare le siepi un anno sì e uno no. Nei bilanci non si mettono risorse, non si cercano fondi altrove ma c’è di peggio: non si è consapevoli del problema. Un problema serio che la classe dirigente locale nemmeno vede. Se non si sblocca questo tasto non si avrà mai una soluzione e chissà quante generazioni di viterbesi dovranno accontentarsi di vivere in una cittadella da quattro soldi, non degna neppure di avere un parco per andare a correre, passeggiare, passare ore con le proprie famiglie. L’Arcionello poteva andare bene, per questo non è stato fatto. E dopo l’Arcionello sarebbe stato bene andare oltre, perché le aree da mettere a frutto ci sono. E una città con i parchi è un luogo migliore, dove si vive meglio. Con la speranza che quanto scritto possa smuovere qualche assessore o consigliere comunale. Se non dell’oggi almeno quelli del domani.


















