
VITERBO – Una nuvola di polemiche sul caso Viterbo in Fiore ma attenzione perché il gioco degli “strattonamenti” potrebbe fare molto male alla città. Tutto nasce con le dichiarazioni dell’assessore al Marketing Territoriale Silvio Franco sulla presunta decisione di non fare, per l’anno domini 2023, San Pellegrino o Viterbo in Fiore.
Da lì, giustamente, il diluvio. In un caos generale di attacchi politici trasversali, da destra a manca essendo Frontini una civica, spunta un’ala della società civile con intenti positivi e propositivi. Si tratta del gruppo che si è condensato intorno al nucleo Pro Loco Viterbo – Tetraedro che ha voluto dire no all’ipotesi di una città priva di un evento così importante e in un periodo dell’anno strategico per il rilancio turistico. Un manipolo di coraggiosi, testardi, visceralmente innamorati di Viterbo, che ha coniato San Pellegrino in Festa.
Manifestazione spontanea, che ha incassato subito l’ok spassionato di imprenditori locali, tanti del centro storico ma anche vivaisti. L’amministrazione Frontini ha quindi “riflettuto” sulle parole dell’assessore Franco e un po’ con franchezza e un po’ con chiarezza ha fatto presente che intende essere della partita.
Ora però il rischio è che “essere della partita” significhi per Palazzo dei Priori andare al traino dell’iniziativa spontanea ‘San Pellegrino in Festa’. Sia chiaro, siamo grati da viterbesi, a queste persone del mondo delle associazioni e dell’imprenditoria che hanno alzato una barriera simbolica e pratica importante in reazione all’idea “franchiana” di lasciare fare. Siamo però anche fermamente convinti che sarebbe il caso di azzerare tutto il ragionamento che, in maniera casuale, si sta affermando. C’è bisogno che a fare da regia sia Palazzo dei Priori e che tutti convergano su un punto: creare dal nulla un nuovo brand è un’azione dannosa soprattutto se non lo si fa in aggiunta ma in sostituzione di un marchio molto più forte e con maggiore storicità. Ora che questo sia ‘San Pellegrino in Fiore’ o ‘Viterbo in Fiore’ può essere oggetto di discussione ma spostare il focus dal fiore alla festa appare una mossa piuttosto azzardata.
Sarebbe opportuno che tutta l’energia catalizzata da Pro Loco e Tetraedro, conosciamo l’intelligenza di Irene Temperini e Francesco Cerra che guidano queste due significative realtà cittadine, venga organizzata all’interno di un quadro che deve trovare nel Comune di Viterbo il suo centro. Da parte sua Frontini & Co. farebbero bene a sfruttare il poco tempo che hanno, ma impegnare come vento buono l’entusiasmo emerso, per dare un verso e un senso a quello che si andrà a fare.
Questa è la differenza tra un territorio governato e che intende avere una qualità e una terra di nessuno in mano all’improvvisazione, allo spontaneismo e alla confusione. Insomma dimostri il sindaco Frontini che un Comune c’è, che è davvero ora di cambiare il modo di essere e vivere di Viterbo. Il bivio è semplice e si palesa spesso: essere un luogo raffazzonato e deludente o una realtà organizzata, capace, talentuosa e di successo. Da questo bivio passa il destino che si andrà a scrivere per Viterbo.


















