

VITERBO – Chi fa merita rispetto e considerazione e con questo vogliamo sgombrare il campo sulla posizione di questo giornale sulla manifestazione ‘Viterbo in Festa’. Ci sentiamo di consigliare ai viterbesi che rimarranno in città di vivere il centro storico nella tre giorni del 29 e 30 aprile e nella giornata del primo maggio. Così come siamo convinti che i turisti che avranno scelto la città dei papi come meta potranno beneficiare delle iniziative in cartellone.
Su quanto accaduto le nostre perplessità non sono mai state sull’evento in sé, che anzi ci auguriamo possa ripetersi anche una volta al mese o più nelle giuste misure e con gli opportuni accorgimenti. Conosciamo e stimiamo infatti da anni l’azione degli organizzatori e ricordiamo i buoni risultati che ad esempio Francesco Cerra ha sempre ottenuto in passato con Tetraedro. Ecco realtà del genere sono strategiche e preziose per costruire un’offerta in grado di attirare persone in centro.
Quello che ci ha convinto poco è l’assenza di San Pellegrino in Fiore, stroncata dall’assessore al marketing (di cui ancora mancano le tracce) territoriale per mancanza di tempo e soldi. Ci chiediamo quanto costerà alla fine Viterbo in Festa e quanto costerà a Viterbo perdere o comunque saltare un turno di una manifestazione che nei decenni era riuscita a costruire un appeal. Perché se Palazzo dei Priori non ha i soldi neanche per fare San Pellegrino in Fiore converrebbe a Frontini & Co di consegnare le chiavi. Ma non è così, quindi non capiamo l’uscita dell’assessore competente e la posizione dell’amministrazione comunale. Conoscere quanto costerà Viterbo in Festa ci permetterà di capire se l’assessore ha detto una cosa vera o meno e da qui andare a tirare una serie di somme consequenziali.
Detto questo ci teniamo a sottolineare l’ovvio: Viterbo in Festa non ha senso come una tantum. L’associazionismo, gli imprenditori e tutte le forze che stanno contribuendo possono rappresentare una risorsa a costo ridotto e alto potenziale di coinvolgimento per fare vivere il centro storico. Per questo una buona parte della tassa di soggiorno, poniamo circa la metà (200mila euro) riteniamo sarebbe bene impiegata in un calendario di eventi continuativo, che copra la maggiore parte dei weekend dell’anno.
Così Viterbo in Festa 2023 sarebbe l’inizio di un qualcosa di concreto. Senza cogliere questo spirito sarebbe l’ennesima occasione persa.

















