Viterbo, il capoluogo perduto - "Lazio cretino", direttamente dal 1957
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Viterbo è un capoluogo? Svolge davvero questo ruolo? Ce lo stiamo chiedendo su La Fune e lo stiamo domandando alla città. Ai suoi imprenditori, ai politici e ai cittadini in genere. Il dibattito inizia a montare e in redazione arrivano i primi interventi. Un lettore ci ha inviato un vecchio scritto, datato 1957. Sessanta anni va Giovanni Lucchesi su un giornale dell'epoca: Il Bulicame; si è trovato a riflettere su cosa è Viterbo. 

Viterbo è un capoluogo? Svolge davvero questo ruolo? Ce lo stiamo chiedendo su La Fune e lo stiamo domandando alla città. Ai suoi imprenditori, ai politici e ai cittadini in genere. Il dibattito inizia a montare e in redazione arrivano i primi interventi. Un lettore ci ha inviato un vecchio scritto, datato 1957. Sessanta anni va Giovanni Lucchesi su un giornale dell’epoca: Il Bulicame; si è trovato a riflettere su cosa è Viterbo. 

Abbiamo ritenuto questo articolo interessante e quindi lo riproponiamo, ringraziando il lettore che ce lo ha mandato. 

 

 

LAZIO CRETINO

La Sera del 26 novembre u.s., alla TV, alle ore 21, la rubrica “Voci e volti della fortuna” ha presentato le squadre regionali dell’Umbria e del Lazio, per la Lotteria di Capodanno. Io ho votato, ma questo non c’entra, per Anna Stramaccioni di Orvieto. Ho votato Umbria, secondo coscienza. Quanti «laziali» hanno assistito alla trasmissione?
Quanti lo avranno fatto, avranno visto, per il Lazio, quattro «numeri» uno più cretino dell’altro e tutti, si capisce, spettanti a Roma.

Già, perché Roma prevarica, con la sua prepotenza e la sua insipienza, su tutta la regione che è considerata «schiava» della “magnifica regina” come ha detto Silvio Noto. Il fatto di per sé è secondario, ma è indice della mentalità romana. Frosinone, Rieti, Latina, Viterbo esistono solo per rendere omaggio.

Roma doma! Roma doma un cavolo! (ed uso questa frase passabile perché il Bulicame è letto anche dalle signore).
Tutto il Lazio è stufo di essere in funzione di Roma.

Roma abbia una legge speciale, ma faccia regione a sé, non soffochi, con le sue esigenze altre quattro province degne del massimo rispetto, della massima considerazione. Province che producono e non sfruttano. Province che danno e non ottengono. Province che pagano e non riscuotono.

Roma doma nelle elezioni, a danno di Frosinone, Latina, Rieti, Viterbo. Roma doma nelle elargizioni, a danno di Frosinone, Latina, Rieti Viterbo. Qualsiasi paese, frazione, borgata rurale, agglomerato, avrebbe dato alla TV quattro numeri migliori di quelli della sera del 26 novembre.

Qualsiasi paese, frazione, borgata rurale, agglomerato, darebbe alia Camera deputati migliori di quelli di Roma.
Roma vuole fare la parte del leone. I romani cominciarono con le prepotenze, con i ratti, e vogliono continuare su questo treno. La colpa non è di Roma. È di Frosinone, è di Rieti, è di Latina, è di Viterbo. È del Lazio.

Del Lazio cretino. Lazio, svegliati! Svegliati, per Dio! Tutto ciò che è approssimativo, tutto ciò che è banale, tutto ciò che è insulso… egli è romano ancora.

1 dicembre 1957

Giovanni Lucchesi

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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