Viterbo, il capoluogo perduto - Barelli: "Vi racconto una storia di Natale e ancien regime"
Viterbo-dallalto
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Abbiamo invitato imprenditori, politici, sindacalisti, cittadini a intervenire e a parlare di questo tema. Oggi pubblichiamo il contributo del portavoce di Viva Viterbo, ex assessore al Turismo, Giacomo Barelli. Per inviare il vostro contributo scrivete a info@lafune.eu.

Viterbo, il capoluogo perduto. Con La Fune abbiamo lanciato questo tema perché siamo convinti della sua importanza, per quanto nessuno lo abbia fino a oggi in qualche modo approcciato. Crediamo invece che sia importante mettere al centro del tavolo la problematica di una Tuscia senza un vero centro per attivare tutti quei meccanismi correttivi necessari. 

Abbiamo invitato imprenditori, politici, sindacalisti, cittadini a intervenire e a parlare di questo tema. Oggi pubblichiamo il contributo del portavoce di Viva Viterbo, ex assessore al Turismo, Giacomo Barelli. Per inviare il vostro contributo scrivete a info@lafune.eu.

 

“Viterbo il capoluogo perduto … è un racconto di Natale. Viterbo è il capoluogo della Tuscia. Lo è di fatto fisicamente, la città più grande e più importante del nostro territorio. Tuttavia Viterbo è come un comandante che pur essendo il più alto in grado però manca di autorevolezza e coraggio.

E il coraggio si sa come insegna il Manzoni “…uno non se lo può dare…”. I motivi di ciò sono molteplici. Tutti giusti e tutti tra loro concorrenti: dagli errori nello sviluppo urbanistico alle divisioni politiche, passando dalle enormi difficoltà culturali che “costringono’ la nostra città all’interno delle sue magnifiche mura diventate ormai una “prigione sempre meno dorata”.

Con la stessa lucidità e franchezza va però riconosciuto come i molti tentativi in questi anni messi in campo su tutti i fronti da “uomini e donne di buona volontà” per tentare di “innovare guardando anche al passato” e alle tradizioni, nel tentativo di restituire centralità e prestigio a Viterbo, non solo sono stati spesso frustrati ma addirittura ostacolati da politiche e uomini di quell’ancien regime le cui passate responsabilità nell’isolamento del capoluogo sono palesi e note a tutti.

Viterbo il capoluogo perduto .. .è nella mia immaginazione un racconto di Natale, ispirato da una esperienza personale di vita vissuta. Una visione paradossale che penso possa spiegare meglio di mille parole il concetto: “Parigi Natale 2014 Place de l’Hôtel de Ville, Piazza del Comune, una enorme pista di pattinaggio su ghiaccio vero con tanti bambini, fra cui mia figlia, e i loro genitori che giocavano circondati da albero e luminarie natalizie e da deliziose casette di legno che vendevano dolci e hot dog (ovviamente nulla a che vedere con la nostrana porchetta, di gran lunga migliore).

Viterbo Dicembre 2017 Piazza del Comune vuota e spoglia immersa in austero silenzio medioevale, con divieto assoluto di farvi alcunché, di giocare figuriamoci di poter trovare un ‘fastidioso’ chiosco natalizio. I bambini e le loro famiglie che si affrettano ad attraversarla per lasciarla e dirigersi altrove semplicemente perché è Natale e a Natale in ogni città del mondo si vuole vivere e respirare un’atmosfera natalizia. Qualcuno obietterà sapientemente “Viterbo non è mica Parigi!”. Appunto Viterbo non è mica Parigi …”

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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