Viterbo fuori dalla partita industriale, ma ora chiede di rientrare in gioco
Daniele-Sabatini
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Pressing politico per l’ingresso nel consorzio regionale: "Un’opportunità che può cambiare il volto della città"

VITERBO – Un coro sempre più deciso si leva dai banchi della politica viterbese: è ora che anche la città entri nel Consorzio Industriale Unico del Lazio. L’appello è stato lanciato con forza da Fratelli d’Italia, Lega e Per il Bene Comune, convinti che l’esclusione stia penalizzando pesantemente il territorio.

Mentre il consorzio regionale gestisce oltre 8.700 ettari di aree industriali, dando casa a più di 2.500 aziende e generando sviluppo, Viterbo resta ferma al palo. Nessuna area inclusa, nessuna azienda coinvolta, zero fondi attratti. Un’assenza che brucia: si parla di circa 130 milioni di euro persi solo in fondi Pnrr dal 2022.

Ma adesso qualcosa si muove. La Regione ha già dato il via libera politico e ha messo sul piatto 42 milioni per 38 opere nel 2025. Tocca a Viterbo cogliere l’occasione. L’ingresso nel consorzio implicherebbe la rinuncia alla gestione urbanistica locale delle aree industriali, ma in cambio arriverebbero manutenzioni coordinate, semplificazioni burocratiche, supporto ambientale e incentivi per le imprese energivore.

Non solo parole, ma una visione: far entrare finalmente la città nel circuito regionale dello sviluppo, completare la rete logistica con l’interporto di Orte e creare le condizioni per attirare investimenti e nuovi posti di lavoro. Un cambio di passo invocato da più parti, dopo anni in cui Viterbo è stata considerata la “cenerentola industriale” del Lazio.

Il caso emblematico è quello del Poggino, oggi tagliato fuori da qualunque progettualità coordinata. Una situazione che ha lasciato sul campo opportunità, risorse e infrastrutture che sarebbero potute arrivare se solo ci fosse stata la volontà di fare squadra.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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