
VITERBO – Un coro sempre più deciso si leva dai banchi della politica viterbese: è ora che anche la città entri nel Consorzio Industriale Unico del Lazio. L’appello è stato lanciato con forza da Fratelli d’Italia, Lega e Per il Bene Comune, convinti che l’esclusione stia penalizzando pesantemente il territorio.
Mentre il consorzio regionale gestisce oltre 8.700 ettari di aree industriali, dando casa a più di 2.500 aziende e generando sviluppo, Viterbo resta ferma al palo. Nessuna area inclusa, nessuna azienda coinvolta, zero fondi attratti. Un’assenza che brucia: si parla di circa 130 milioni di euro persi solo in fondi Pnrr dal 2022.
Ma adesso qualcosa si muove. La Regione ha già dato il via libera politico e ha messo sul piatto 42 milioni per 38 opere nel 2025. Tocca a Viterbo cogliere l’occasione. L’ingresso nel consorzio implicherebbe la rinuncia alla gestione urbanistica locale delle aree industriali, ma in cambio arriverebbero manutenzioni coordinate, semplificazioni burocratiche, supporto ambientale e incentivi per le imprese energivore.
Non solo parole, ma una visione: far entrare finalmente la città nel circuito regionale dello sviluppo, completare la rete logistica con l’interporto di Orte e creare le condizioni per attirare investimenti e nuovi posti di lavoro. Un cambio di passo invocato da più parti, dopo anni in cui Viterbo è stata considerata la “cenerentola industriale” del Lazio.
Il caso emblematico è quello del Poggino, oggi tagliato fuori da qualunque progettualità coordinata. Una situazione che ha lasciato sul campo opportunità, risorse e infrastrutture che sarebbero potute arrivare se solo ci fosse stata la volontà di fare squadra.


















