Viterbo e la sua tendenza al virale quando si parla di "ignoranza"
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Sempre più spesso la Città dei Papi diventa virale sui social network a causa di episodi che raccontano un'altra città, spesso molto lontana dal vero

Chi vive Viterbo giorno dopo giorno ne conosce ogni angolo, tutte le sue bellezze e tutte le sue crepe. Da fuori, invece, non tutto traspare e per quanto in tanti si applichino per far traspirare all’esterno solo le cose belle e degne di note, le nuove generazioni preferiscono vederla come una città “ignorante”. A questo termine, però, non dobbiamo dare il suo classico significato di incompetenza, ma quello nuovo che ha assunto recentemente fra i giovani sui social network: qualcosa di prorompente e allo stesso tempo molto più simile alla prepotenza.

Difficile spiegare il concetto in maniera chiara, ma per semplificare potremmo dire che se c’è qualcuno che cerca di far conoscere la Città dei Papi per il suo bellissimo quartiere medievale o per la grande storia che si è compiuta tra le sue strade e chiede, qualcun altro preferisce mostrare solo i suoi momenti più strani, come i suoi strani personaggi o le violente partite di calcio delle categorie più basse.

È il caso di O’Connor, conosciuto anche come King John, lo strano personaggio che chiunque abbia passato un sabato nella zona medievale di Viterbo conosce benissimo. Si tratta di un ragazzo libanese che ha la curiosa abitudine di vestirsi con strati e strati di vestiti, fino a sembrare una sorta di mongolfiera umana. Un personaggio che ormai per la rete è diventato iconico e istituzionale per identificare Viterbo.

Il caso più recente è quello della partita Favl – Grotte Santo Stefano, giocata durante la pioggia su un campo che sembra più l’ambientazione di un film di guerra che un luogo sportivo. Venti secondi di partita che sono finiti sulla pagina “Delinquenti prestati al mondo del pallone” e che in appena tre giorni ha raggiunto le oltre 400mila visualizzazione e 15mila condivisioni, oltre al gran numero di commenti e di like.

La partita, come ricorda qualche commentatore accanto al video, ricorda quella degli Scapoli e Ammogliati di Fantozzi, che veniva giocata in mezzo al fango e con incidenti e scivoloni da entrambi gli schieramenti. Anche qui la situazione è simile: in 20 secondo di Vita si nota che i giocatori faticano a rimanere in piedi sommersi da tutto quel fango.

Non è comunque la prima volta che una partita di calcio fra squadre viterbesi finisce su pagine simili, né che altri pezzi della nostra città vadano ad alimentare un nuovo filone del divertimento giovanile. In tutto questo, però, ci si chiede anche se Viterbo sia quella dell’arte, quella che era candidata anche a Capitale della Cultura, o quella delle risse e degli strani personaggi su fb. I due volti della Città dei Papi, però, continuano a darsi battaglia on line fra un pezzo di storia non raccontata e una scivolata a gamba tesa durante una partita.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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