
VITERBO – Caro Direttore,
lei giustamente si chiede se c’è a Viterbo una classe dirigente in grado di affrontare seriamente la promozione turistica di Viterbo. Mi sembra di capire che lei si dia anche una risposta: che no, non c’è o ce ne è pochissima in giro e sparpagliata e succube di manovre e manovrine di partito.
Glielo confermo; e non da leone da tastiera, da avventore di un bar o da assoldato come sciamano da questo o quel partito per proferire chissà quali profezìe e giaculatorie.
Non mi piace appiccicarmi medagliette sul petto, lascio a certi generali il gusto di farlo. Ma forse sarà opportuno specificare che la risposta che offro alla sua domanda è quella di un esperto che per quarant’anni, oltre a condurre a livello nazionale e internazionale le proprie esperienze di ricerca scientifica, ha formato nell’ università giornalisti, professionisti di marketing, programmatori di eventi, e specialisti vari del mondo della comunicazione.
Ciò premesso a beneficio di qualche lettore scettico, le confermo la pochezza della competenza della classe dirigente viterbese in fatto di promozione culturale e turistica (che per Viterbo devono coincidere) e la sua sottomissione ad una logica di mero contenzioso politico.
Manca la brand identity, lei dice. Vero. Ma che brand identity ci può essere se manca la capacità di creare a monte (e a valle) una “narrazione” della Città? Ci si dovrebbe chiedere perché recentemente è stata fatta una graduatoria dei più bei centri storici medievali d’Europa e manca Viterbo, che pure ha il più grande quartiere medievale del continente, ma c’è Siena, che sa stare sul mercato che conta. Ci si dovrebbe chiedere perché tutti conoscono le poche centinaia di metri di mura merlate di Monteriggioni e i turisti che vengono a Viterbo ancora “scoprono all’improvviso” che c’è una cerchia di mura duecentesche quasi intatte lunga oltre tre chilometri e mezzo. E ci si dovrebbe chiedere se la promozione turistica non riguardi per caso anche la logica dell’accoglienza in termini di ordine, igiene, sicurezza, efficienza, colore; se la bellezza non risieda solo nelle pennellate di un Sebastiano e nella successione di merli di un palazzo antico, ma anche in una via pulita, una segnaletica efficace, un vicolo sicuro, una facciata abbellita.
Mancano iniziative e progetti di richiamo a Viterbo? Ne bastano pochi, il resto dovrebbe venire a cascata, se quei due o tre progetti valessero veramente, o meglio se fossero abilmente “narrati” nel circuito turistico e culturale.
Ora, io credo fermamente che a Viterbo ci siano esperti di marketing; ma anche che ci siano stati e siano fuggiti; come credo che ci siano abili politici che però non sanno nulla di marketing. E che invece sono rimasti, pretendendo di fare da sé. E sono fermamente convinto che questa classe politica che sa fare politica ma non sa nulla di marketing alligni a Viterbo da decenni, almeno da quando Viterbo decise di passare da “ridente cittadina agricola” (come si legge in una vecchia enciclopedia anni Settanta) a città d’arte e cultura; e questo avviene ed è avvenuto tra politici di ogni colore.
Una volta Maurizio Costanzo mi disse: “Certo che voi nella Tuscia siete fortunati: Viterbo è splendida, avete gli etruschi, le ville rinascimentali, le terme, il mare, i laghi, le foreste, le castagne e le nocciole, e pure la Macchina di S.Rosa…”
“Ma…?” lo incalzai.
“Ma non ci sapete fare” rispose ridacchiando.
Stavamo conferendo lauree in scienze della comunicazione.


















