Viterbo è ancora il capoluogo della Tuscia?
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VITERBO – Il confronto con alcuni paesi della provincia è impietoso. Una città in agonia e senza la più pallida idea per rilanciarla e renderla attrattiva.

VITERBO – Siamo partiti dal semplice confronto di due cartelli per le informazioni turistiche (quelli di Caprarola nuovo, pulito e con le informazioni scritte in maniera chiara V.S. quelli di Viterbo, vecchi, sporchi, scoloriti e illeggibili).

Il nostro non è solo un esercizio di estetica. Il ragionamento è più ampio e più profondo.

Chi ha avuto modo di girare un pochino nella bellissima terra di Tuscia avrà potuto notare che ci sono paesi (cito ad esempio Marta, Bolsena, Capodimonte, Soriano, Caprarola) che sono tenuti veramente come delle “bomboniere”. Puliti, accoglienti, efficienti, animati da feste, sagre, iniziative che coinvolgono la cittadinanza e attirano persone da fuori.

Un discorso a parte va fatto per Bagnoregio che, grazie all’esplosione turistica di Civita, sta diventando la locomotiva di questo territorio, dal punto di vista sia turistico che economico, dato che è un fiorire di nuove attività.

Viterbo invece, città che dovrebbe essere il faro dell’ intera Tuscia, è una città morta. Sporca, abbandonata, senza la minima idea per un rilancio. La sensazione è che l’ attuale classe dirigente non abbia la più pallida idea di come intervenire per rilanciare questa città e renderla attrattiva.

Ieri, facendo una passeggiata tra il Via Saffi e il Corso, le attività chiuse, con i cartelli “Vendesi” o “Affittasi” erano più di quelle aperte.  Una città depressa, immobile, in agonia, da cui, se uno non la amasse profondamente, verrebbe voglia di scappare.

E più cammino e più vedo. E più vedo e più penso. E quella sensazione che mi accompagnava diventa una certezza.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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