
VITERBO – Abbiamo intervistato per i lettori de La Fune il professor Giulio Della Rocca, viterbese che vive a Los Angeles, negli Stati Uniti, per capire come sta vivendo, lontano da Viterbo, questo periodo segnato dall’ emergenza Covid -19.
Da Italiano che vive in un paese straniero come hai vissuto la notizia dell’ emergenza Coronavirus in Italia?
Grazie ai Socials ed alle pubblicazioni online, avendo lasciato una enorme parte del mio cuore a Viterbo, sono sempre al corrente e la flagrante presenza del virus in tutte le vostre vite mi riempie di tristezza impotenza e profonda rabbia.
I media locali come hanno trattato la notizia dell’ epidemia nel nostro paese?
La parola italiana che gli americani hanno purtroppo imparato è Lombardi, come pronunciano Lombardia. Tutti i notiziari ne hanno parlato per settimane. L’esempio Italia era temuto come la spada di Damocle. In questi giorni lo stato di New York ha preso il posto della Lombardi nei notiziari.
I media locali, più in generale, come hanno trattato l’emergenza Coronavirus? Secondo il tuo parere gli hanno dato la giusta importanza oppure l’hanno sottovalutata?
Sicuramente sottovalutata. All’inizio Trump la ha definita una fake news democratica. Purtroppo rientra nella cultura dei moderni Cow-Boys sentirsi più forti e coriacei. Alcuni governatori repubblicani hanno pronunciato frasi come :“ il Mississippi non è come la Cina.” Il messaggio è ovvio, a parte la chiara connotazione razzista, e purtroppo ne stiamo pagando tutti le conseguenze. Prevedo che presto ci saranno più casi in USA che nel resto del mondo messi insieme.
In questo contesto ci sono stati dei comportamenti nei confronti degli italiani che ti hanno fatto arrabbiare o, viceversa, che ti hanno fatto sentire orgoglioso?
Onestamente nessuno dei due in maniera pesante. “Lombardi” è stata descritta come una delle zone più ricche e la cui sanità funziona meglio, per mettere in guardia tutti che il virus sarebbe stato una cosa seria. Invece la contrapposizione tra Trump, inetto codardo e millantatore, incapace di essere leader anche con centinaia di migliaia di casi, ed i leader italiani, normalmente poco considerati, è stata rimarcata ed ormai accettata come realtà.
Purtroppo la macchina della propaganda di parte repubblicana ancora mente e pagheremo tutti i termini di numero di contagi e morti. La California ha seguito immediatamente l’Italia nelle misure restrittive ed è, tra i grandi e popolosi stati, l’unico a non dare preoccupazione per adesso.
Qual è la situazione nel Paese in cui sei ora?
Lo stato di New York è come la Lombardia. L’America è vasta ed enorme ma ci sono alcuni focolai critici come la Florida. Il problema è la mancanza di risposta e gestione dall’alto. Tutto è lasciato alle realtà locali che si scoprono competere per tutto, anche per i respiratori che salgono di prezzo e non vanno dove dovrebbero. La ditta il New Jersey vende all’offerta più alta che viene dall’Alabama e, solo per spedire, perde una settimana per far arrivare a destinazione. Se fossero rimasti nello stato in 5 ore sarebbero potuti essere a destinazione. E così per tutto.
Le normative ed i controlli per il contenimento del virus sono severi oppure blandi? Quali misure sono state adottate? L’autocertificazione è una trovata tutta italiana oppure viene utilizzata anche da voi?
Sicuramente siamo in ritardo rispetto all’Italia sia per intensità che per controlli che sulle procedure per uscire da casa. Di nuovo, nella loro cultura di moderni Cow-Boys non sopporterebbero qualcuno che dicesse loro cosa fare e dove andare. La maggioranza delle misure, anche per volere di Trump, è lasciata al volere dei singoli. Negli stati a guida illuminata esistono restrizioni ma la poca informazione è un problema. Un governatore ha detto il 31 Marzo 2020 non sapere fino a quel giorno che un asintomatico potesse essere contagioso.
Qual è la prima cosa che farai non appena questa emergenza sarà terminata?
Vorrei poter tornare a Viterbo e far parte della via degli artisti ma credo che sia a rischio addirittura per tutto il 2020. Senza vaccino il virus potrebbe avere una terribile seconda ondata in Autunno.
Un messaggio ed un saluto per i lettori de La Fune
C’è la luce alla fine del tunnel.
Viterbo deve trovare la forza di reagire al momento più duro della nostra vita collettiva dal dopoguerra in poi. Il rispetto delle leggi e delle misure non è da “poco fichi”, è un valore da cui partire per fare il meglio nelle forzate circostanze. Da queste terribili e tristi ceneri deve uscirne una città più forte, più motivata e più orgogliosa di se stessa. Col rischio di sembrare insensibile, questo deve essere l’anno zero del
Neo-Rinascimento Viterbese.
Dobbiamo riappropriarci della nostra centralità nella storia d’Europa. Nel 13esimo e nel 16esimo secolo Vetus Urbs era crocevia culturale riconosciuto. La storia per volere di Paolo III, nato Alessandro Farnese, ci ha relegato nella Dannato Memoris. Basta, uniamoci e valorizziamoci l’un l’altro. Il futuro ci aspetta giudice sovrano e sarà come sempre inflessibile se non ci trovasse preparati. Basta iniziare da noi stessi: stando a casa giochiamo con i nostri figli, leggiamo, scriviamo, pitturiamo, programmiamo la prossima novità. Noi siamo i figli del rinascimento, dobbiamo riscoprirlo.


















