

IL CORNER DEL PROFESSORE – Oggi nel fare gli auguri di buon compleanno a un nipote mi sono sorbito una lezione sull’origine della parola “calendario”, sulla poca importanza delle date e sugli arbitrari concetti di regolazione del tempo che passa. Adoro mio nipote e come sempre quando qualcosa mi disturba capisco che ci sia di che riflettere.
Quest’anno Viterbo si è presentata scintillante per la fine dell’anno del Giubileo. Piazze coloratissime e mura-porte illuminate hanno accolto turisti e cittadini. Foto, video e reportage hanno invaso i social e il web e la Vetus Urbs ha attratto attenzioni da sempre più lontano. Ogni parabola ha un culmine e una parte in discesa. Appena finiti i fasti natalizi la città si adagia su quello che potrebbe essere definito il “riposo del guerriero” ma che nel nostro caso è il ritorno al torpore medievale che per noi è un po’ il grembo materno. In mancanza di stimoli ritorniamo nella posizione fetale, chiusi in noi stessi, avvolti da un senso di protezione forse innaturale.
Va bene così? Possiamo riposarci e bearci dei risultati acquisiti? Ecco la riflessione mossa dalle invettive del nipote ciarliero. Dobbiamo trascurare il calendario, non avvertire il tempo che passa e non pensare alla prossima stagione?
Ricordo al tempo della pandemia che invitavo i padroni di case in centro ad aggiungere un bagno in camera e adibire sempre più appartamenti alla ricezione. Un mio amico mi ha detto che almeno 100 strutture ricettive a Viterbo sono solo camera e bagno. Ottimo. Mi piacciono da morire le coppie giovani che scoprono Viterbo e la Tuscia mentre sono mossi da ardori ancestrali e sognano di creare una famiglia. Bene ma non basta. No, non possiamo bearci di nulla.
Viterbo subisce un “dottor Jekyll and mister Hyde”. La città ha due velocità. Da una parte bellezza, turismo ed attrattività. Dall’altra molto lasciato al caso, mancanza di progettualità e direzione-identità non definita.
La città non è pronta per il turismo che riceviamo. Mancano parcheggi, bagni pubblici, punti di street food, informazioni turistiche organizzate e sinergie con la Tuscia. I tanti punti di ricezione vanno bene ma debbono consorziarsi; presentare ai futuri ospiti motivi
per venire a Viterbo tutto l’anno; esigere coordinamento con le istituzioni almeno su come spendere la tassa di soggiorno che continua a crescere.
Più importante di tutto: dobbiamo rimboccarci le maniche. Dobbiamo presentare Viterbo meglio, pitturare la facciata malandata, aggiustare il portone sgangherato, chiedere un nuovo e bellissimo cestino per sotto casa, fare re-styling sia della struttura ricettiva che del ristorante. Se
non abbiamo strutture ricettive e non ci dedichiamo al turismo, interveniamo su finestra balcone o portone. Fiori, fiori, fiori. Costano poco e sono bellissimi. Con 5 euro di investimento si possono comprare 6 piante di Sulfine che a maggio saranno meravigliosi punti colorati. Fate qualcosa di bello. Pensateci, provateci, chiedete aiuto … Fate qualcosa. La primavera deve trovarci pronti.
Nel frattempo a piazza San Pellegrino, nel cuore medievale di Viterbo, la tavola odiata dal Professor Chiossi, è ancora lì da tre amministrazioni: Michelini, Arena e Frontini.



















