Viterbo, Civita di Bagnoregio e Bolsena. Ecco il tridente della Tuscia turistica
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VITERBO - Se qualcuno ancora non se ne fosse accorto c'è interesse per questo territorio storicamente schiacciato tra Roma e la Toscana. I margini di crescita annuali, come accade in economia per i Paesi in via di sviluppo, sono ad altissima percentuale. 

VITERBO – (Foto di Bolsena) Di turismo si mangia, nella Tuscia farebbero bene a imparare questo concetto nei prossimi anni. Se qualcuno ancora non se ne fosse accorto c’è interesse per questo territorio storicamente schiacciato tra Roma e la Toscana. I margini di crescita annuali, come accade in economia per i Paesi in via di sviluppo, sono ad altissima percentuale.

In questi giorni di “ponti” è emerso chiaramente l’esistenza di un vero e proprio “tridente” della Tuscia turistica. Viterbo ha il suo ruolo, e lo dimostrano i numeri dei pernottamenti che ogni anno ormai regalano alle casse comunali mezzo milione di euro. Ma è evidente anche girando per la città praticamente in quasi tutti i periodi dell’anno. Poi c’è la pionieristica Civita di Bagnoregio, che è diventata meta del turismo internazionale. Non solo quello degli individuali ma in grande parte di quello organizzato dai tour operator.

Infine c’è Bolsena, meta turistica storica grazie al suo lago e l’appeal antico verso tedeschi e olandesi. Un tridente che attira flussi turistici importanti e che tira la volata anche a centri minori dal punto di vista dei flussi ma custodi di bellezze ad alto potenziale.

Ci sono presense turistiche interessanti a Bomarzo, grazie al Parco dei Mostri, a Caprarola sempre più amata anche dai romani, a Vitorchiano, dove c’è stata un’ottima azione amministrativa sul brand. Potrebbero decollare Tarquinia e comuni più piccoli ma stupendi come Barbarano Romano.

Non è l’entusiasmo dei numeri di un ponte, sarebbe sciocco, ma la consapevolezza che c’è un potenziale su cui costruire lavoro e sviluppo. Insomma c’è da costruire sviluppo turistico.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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