Viterbo città turistica? Story telling cercasi
Foto Francesco Mattioli
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VITERBO - Pensate alla Casa di Giulietta a Verona, visitata da milioni di turisti senza aver mai accolto la sfortunata fanciulla shakespeariana.

di Francesco Mattioli

VITERBO – Saper vendere frigoriferi agli eschimesi. E’ un detto frequente tra coloro che si occupano di pubblicità. Sta a dire che il bravo venditore è colui che riesce a convincere dell’acquisto di un bene anche chi non ne ha bisogno. Ed è l’anima della comunicazione pubblicitaria, al punto che un gigante del pensiero del ‘900, Eric Fromm, denunciava il pericolo che i media, nelle sue varie forme, riuscissero a persuadere, a influenzare in modo determinante la condotta del pubblico, fino a farselo schiavo. E lo stesso metodo, applicato alla propaganda politica, avrebbe creato un popolo di pecore facilmente manovrabile, controllabile, governabile. Le dittature, su questo, sono veramente esperte; e, disgraziatamente, lo fa anche certo politicamente corretto…

Ma non è di questo che qui intendo parlare; era solo per sottolineare come una strategia bene architettata, nel campo della promozione pubblicitaria, e quindi anche turistica, può ottenere successi ragguardevoli.

In tutto questo un ruolo fondamentale lo sta acquisendo il cosiddetto “story telling”, che qui mi sento di tradurre, tra le tante possibilità, non solo come narrazione (che resta un termine tecnico), ma come affabulazione. Nel campo dell’offerta turistica, lo story telling diventa strategicamente risolutivo perché prende per mano il turista e lo trascina verso un luogo piuttosto che un altro. Tanto per dire, pensate – nel turismo religioso – ai luoghi francescani fuori di Assisi, come Greccio (il primo presepe), La Verna (il calvario delle stimmate) o Gubbio (l’incontro con il lupo). Pensate alla Casa di Giulietta a Verona, visitata da milioni di turisti senza aver mai accolto la sfortunata fanciulla shakespeariana. Pensate alla statua della Sirenetta a Copenaghen, una favola, un mito… Volendo, potreste persino pensare alla Tour Eiffel, un traliccio spettacolare e temporaneo innalzato in occasione di una Esposizione Universale alla fine del XIX secolo e divenuto simbolo di Parigi e della Francia.

E – tanto per restare dalle nostre parti – pensate a Civita di Bagnoregio, poche case definite per decenni “il paese che muore” e oggi vivo e vegeto, tanto da essere visitabile solo con tanto di biglietto d’ingresso. Tutto questo per dire che lo story telling è fondamentale, qualora una città voglia basare il suo sviluppo su turismo e cultura. E, si badi bene, oggi turismo e cultura sono proprio quei settori che economicamente tirano di più.

E Viterbo? Viterbo è ricchissima di storia e cultura, solo a farne buon uso.

Ha ragione Giulio Della Rocca. Occorrerebbe costruire una narrazione straordinaria sul primo Conclave, sullo scoperchiamento, sulla famosa pergamena; tutti argomenti che possono essere resi fascinosi, irresistibili, con spettacoli, esibizioni, richiami, ricostruzioni, souvenir, foto ricordo e quant’altro. Mezzo mondo verrebbe qui, durante e dopo il Giubileo…

E che dire degli aspetti più singolari della storia di S. Rosa (quelli narrati nella “Vita Prima”, scritta pochi anni dopo la sua morte, quindi genuini, non ricostruiti ad arte come in talune tarde agiografie di santi)? E soprattutto, che dire di certe “nobiltà” viterbesi dell’Alto Medioevo, che sembrano le protagoniste di un serial fantasy, di quelli che smuovono il gusto, i sensi e le imitazioni di milioni di spettatori?

La singolare, fiera e triste leggenda della Bella Galiana, il fascino misterioso e malizioso di Anna dai capelli rossi e verdi, l’onnipresente ma sfuggente Frisigello, e le fatidiche apparizioni del Cavallo Calo… Tanti anni fa, scortando in una lunare San Pellegrino notturna alcuni colleghi, mi misi a improvvisare racconti su queste leggende locali. Alla fine, quelli avevano lo sguardo allucinato e si guardavano intorno come se stessero dentro gli scenari de “Il signore degli Anelli”, “Lady Hawke” o giù di lì. Tornarono – oh, se tornarono! – con amici e parenti a godersi anche l’ottima cucina locale e le terme… Declinai l’invito a ripetere le narrazioni. Ma recentemente ho fatto avere ad alcuni di loro copia di un mio romanzo, un po’ fantastico, sulla caduta di Ferento e hanno apprezzato… questa estate sono venuti a visitare quel sito e mi hanno chiesto ancora della Bella Galiana…

Affabulare, creare fascino e bisogni, accogliere ( e qui ha ancora ragione Della Rocca, significa offrire una città pulita, sicura, efficiente, colorata, curata) e organizzare…

Tanto per dire, quasi la metà dei turisti ormai entra a Viterbo da Porta Faul, dove trova incuria, sporcizia, inefficienza, un ascensore che borbotta e addirittura sale a Palazzo Papale tra le transenne e i muri scrostati di un edificio malconcio e in rovina (che magari in attesa di restauro potrebbe essere celato da qualche manifesto e da murales amovibili con funzione rievocativa, illustrativa, narrativa… ).

Mah…

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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