Viterbo città di cultura? - Lo strano caso di viale Trento
Viale Trento (lato palestra)
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Due marciapiedi per un vialone. Uno è stato rimesso a nuovo, l'altro ancora no. Speriamo che presto ci metteranno mano. Anche perché se ci si ragiona sopra, questa piccola cosa mette in evidenza tante cose.
Il marciapiede figlio dell’oca nera

Attenzione a viale Trento. E’ stato realizzato un restyling che al momento ci risulta poco comprensibile. Due marciapiedi, con piccoli spazi verdi annessi, tagliano, in un senso e nell’altro, il vialone. Uno è stato risistemato, l’altro no. Un intervento punk e che ci richiama alla mente il film di Verdone ‘Viaggi di nozze’, quando Claudia Gerini mostra l’ultima moda: “Un’ascella sì (depilata) e una no”.

Viterbo città di cultura? Attenta alla cultura? Mah, forse. Da oggi e nei giorni a venire andremo alla ricerca di segnali e indizi che possano darci risposte, in un senso o nell’altro, a questo interrogativo di partenza. 

Partiamo proprio da viale Trento, dove ci auguriamo andranno a sistemare, a breve, anche il marciapiede “figlio dell’oca nera”. Perché? Se aguzzate la vista e mettete in moto la testa vi balzerà all’occhio un fatto. Il marciapiede rimesso a nuovo, con tanto di cestini in ghisa e illuminazione d’ultima generazione, serve nell’ordine un bar e una palestra. In buona sostanza due attività private. Il marciapiede “bastardo”: quello infestato dalle erbacce e sconnesso, serve invece un luogo adibito alla cultura cittadina. Quale? La biblioteca Anselmo Anselmi. Luogo eccezionale dentro e che “fa cagare” fuori.

Peccato che proprio su questo marciapiede “sgarrupato” e inguardabile, soprattutto se confrontato con il gemello all’altro lato della strada, passano personaggi del calibro di Ernesto Galli della Loggia (recentemente ospite della biblioteca) e molti altri. Bel biglietto da visita per la nostra città. Con questo pezzo di fatto intendiamo sottolineare quanto (quanto?) Viterbo stia attenta a disegnarsi come città di cultura. Un piccolo intervento urbano può dire tante cose…

P.s. Tra le foto soffermatevi una attimo a ragionare su quella che mostra la condizione del manto stradale davanti all’ingresso delle biblioteca. Così, tanto per.

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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