

VITERBO – Grazie alla seduta di consiglio comunale sul bilancio di martedì 17 dicembre abbiamo compreso perché le, una volta, belle fontane viterbesi di peperino sono diventate negli ultimi quindici anni tutte bianche. Deve essere il sale. Sì, avete capito bene. Da un intervento del consigliere della Lega Andrea Micci è venuto fuori un dato di bilancio che probabilmente i cittadini non conoscono: il Comune di Viterbo spende ogni anno un milione e mezzo di acqua per renderle zampillanti (spesso anche melmose). Quindi è acqua salata, anzi salatissima, quella che sta rovinando le fontane della città.
Tutto perché mancano ancora, dopo decenni di sedute di consiglio comunale, dopo svariate campagne elettorali di promesse e parole vuote, gli impianti di ricircolo dell’acqua. Interventi che permetterebbero di non buttare nel nulla un milione e mezzo di euro ogni anno dei viterbesi. Soldi, quelli spesi in un solo anno, chiaramente sufficienti a realizzare gli impianti. Eppure sono passati, come acqua sotto i ponti, tante amministrazioni e tanti sindaci e nessuno ha fatto nulla.
E da quanto emerge dalla discussione sul bilancio neppure all’amministrazione Frontini si è accesa la lampadina: prendere un milione e mezzo di mutuo per fare gli impianti (basterebbe molto ma molto meno in realtà) e al termine del 2025 avere risolto a costo zero il problema. Roba per cui basterebbe applicare la matematica della prima elementare o più semplicemente di avere un po’ di sale in zucca, oltre che sulle fontane e nell’acqua.
E pensare che gli antenati dei viterbesi avevano costruito un sistema di rifornimento delle fontane a caduta dalla Palanzana che, se fosse stato mantenuto (ci risulta sia stato dismesso nei primi anni Novanta), avrebbe permesso di risparmiare cifre enormi alla città. Certo risolvere la questione porterebbe nelle casse di Talete un milione e mezzo di euro in meno ogni anno. Ma questa è un’altra storia.

















