

VITERBO – Tra le tante sfide che attendono il capoluogo della Tuscia c’è quella importante sul versante cultura e spettacolo.
Un’idea, serve questa. Poi intorno vanno costruire le azioni utili a fare nascere un progetto e percorsi tutti i sentieri, per quanto questi possano risultare impervi, per trovare i fondi necessari a fare stare tutto in piedi.
Le minoranze hanno messo sul tavolo di Palazzo dei Priori una loro proposta: “Il Comune realizza un paio di arene e le mette a disposizione”. Così da liberare dei costi di base gli organizzatori dei festival. Nella visione raccontata si tratterebbe di due spazi attrezzati secondo i canoni dello spettacolo e nel rispetto delle disposizioni di sicurezza: sedie distanziate, personale di vigilanza all’ingresso e termoscanner.
Le minoranze chiedono che sempre il Comune si faccia carico di sostenere i mancati incassi dalla riduzione dei posti a pagamento per la partecipazione ridotta. Un’idea snella e semplificatrice dal punto di vista organizzativo che rischia di infrangersi sugli scogli dei costi.
Palazzo dei Priori infatti, se non entreranno in campo trasferimenti dallo stato centrale e la Regione non funzionerà da galleggiante in questo particolare passaggio storico, rischia di mandare sott’acqua i propri conti. Bisognerà capire quanta possibilità c’è sul mercato dell’arrivo di sostegni dai privati. Una cosa è certa se Viterbo vuole continuare il proprio cammino coltivando anche il proprio profilo di “città di cultura” e “città dei festival” deve trovare una via per non mandare quanto costruito negli anni al macero. Saltare un anno, oltre a essere un pessimo segnale sulla città, rischia infatti di mandare all’aria le strutture che realizzano iniziative e festival da anni sul territorio e disperdere un know how di competenze e contatti che ha sicuramente un valore importante.
Se il reperimento delle risorse è un ostacolo in questo momento c’è però qualcosa di peggio, un nemico vero e proprio. Si tratta del tempo. Le decisioni vanno maturate a stretto giro perché altrimenti mancheranno i tempi tecnici di realizzazione. E’ questa la sfida maggiore per l’amministrazione Arena: la rapidità di decisione e il coraggio della stessa. Certo non è immaginabile una città dei festival come gli altri anni ma sarebbe altrettanto impensabile una Viterbo arresa al Covid-19 e morta sul piano della vitalità e dell’economia. Perché senza iniziative si può anche accendere non solo il momento del Sacrario ma anche tutta la città e non aiutare affatto i tanti titolari di attività che si trovano in centro e che hanno nell’estate una boccata d’ossigeno.

















