
VITERBO – “O si riattiva il sistema dei festival o si va incontro alla desertificazione della città”. Così il consigliere di Forza Civica Giacomo Barelli sul tema messo al centro del dibattito da La Fune su quale destino per la Viterbo città dei Festival.
Il tema della programmazione per la ripartenza degli eventi e degli spettacoli dal vivo è uno dei problemi principali da affrontare anche a Viterbo. Da ex assessore alla cultura della città sento la necessità che la politica si mobiliti immediatamente per proporre soluzioni già per l’estate alle porte.
Ricordando la necessità di interventi nazionali regionali e anche possibilmente comunali per i lavoratori e gli operatori culturali e dello spettacolo, vorrei però soffermarmi in questo intervento sull’importanza che rivestono per il tessuto socio economico cittadino ” gli eventi” nel percorso di rinascita post covid 19.
La mia riflessione parte da due semplici premesse: la prima la cui migliore sintesi è nelle parole del direttore del teatro Il Piccolo di Milano Sergio Escobar che al Corriere della Sera ha dichiarato “non esistono alternative. Il teatro senza spettatori non ha senso. Non esistono alternative allo spettacolo dal vivo. Guai se non puntiamo a ricostruire il rapporto dal vivo con gli spettatori”.
La seconda invece è strettamente economica ed è data dalla constatazione dell’indotto generato dagli spettacoli dal vivo che è stimato in diverse centinaia di milioni di euro a livello nazionale e da cui non possiamo prescindere nemmeno a Viterbo, pena la desertificazione anche in estate della città.
Le conseguenze sul settore turistico commerciale viterbese già duramente provato dalla pandemia sarebbero a detta di tutti incalcolabili. C è chi dice tuttavia: “Non si possono fare spettacoli dal vivo? Allora facciamoli online”. Non è la stessa cosa, sia dal punto di vista socio culturale, non si può trascurare l’importanza dello spettacolo dal vivo in un momento in cui ci sarà da ricostruire le relazioni tra le persone, sia, molto più intuitivamente, da quello economico in un momento in cui con il “riaprire” l’imperativo categorico per tutti sarà “riempire” e tornare a lavorare “dal vivo” per tutta la filiera del comparto non è più rinviabile.
Il futuro dello spettacolo dal vivo a Viterbo come nel resto del paese non potrà essere solo virtuale dunque ma dovrà essere maledettamente reale, in qualche modo ” on stage ” piuttosto che “on-line”. La sfida a mio avviso sarà quella di implementare strategie per permettere l’incontro fra artisti e pubblico, in sicurezza, utilizzando a pieno le meravigliose potenzialità che offrono i grandi spazi aperti di Viterbo, in particolare nel centro storico.
La fruizione dal vivo, che sarà fortemente limitata nei numeri per rispondere alle direttive sanitarie che verranno emanate, e a cui tutti gli operatori del settore dovranno da subito prepararsi, potrà certamente poi essere combinata con soluzioni per assistere in differita ad alcuni degli appuntamenti o magari accedere a contenuti aggiuntivi, con la possibilità di creazione di eventi e palinsesti da ospitare sui social, su siti web, in canali televisive o in piattaforme di streaming già attive anche a Viterbo, ma non li potranno in alcun modo sostituire, pena un disastro economico commerciale ed un perdita di migliaia di posti di lavoro.
Ed è per questo che alcuni giorni fa con tanti colleghi della opposizione, che ringrazio, abbiamo lanciato l’appello al Comune di Viterbo per cominciare immediatamente a programmare l’attività degli eventi estivi in città, ripartendo magari da quella “Viterbo città dei Festival” che al di là del nome altro non voleva essere che una suggestione per invitare ad una azione sinergica da parte di tutte le realtà culturali cittadine per la costruzione di un programma comune da presentare ai Viterbesi.
Un semplice ma accorato appello alla “solidarietà cittadina” fra i settori della cultura, del commercio e del turismo incarnato dal nostro intraducibile motto “semo tutti d’un sentimento” che rappresenta l’unione e la forza dei Viterbesi per sollevarsi dalle difficoltà ed in cui l’amministrazione comunale avrà necessariamente il ruolo di guida nell’interesse di tutti.
Di qui la proposta fra le altre delle “arene” in regola con le prescrizioni anti virus da costruire a spese del comune e concedere in uso gratuito agli organizzatori di eventi perché come ha avuto modo di dire Alfonso Antoniozzi sulla stampa qualche giorno fa “c’è una cultura da salvare e qualche sipario da alzare”, destinando allo spettacolo dal vivo ogni risorsa inutilizzata. Un intervento che condivido dalla prima all’ultima parola.
Ciò che è necessario fare ora è non perdere altro tempo, la politica quella con la P maiuscola, deve agire immediatamente, bipartisan, senza vincoli di schieramenti, attraverso la definizione, di concerto con gli operatori, e l’immediata approvazione di precisi provvedimenti accompagnati dalle necessarie coperture economiche, affinché si metta in moto quella macchina organizzativa che possa segnare la rinascita viterbese già da questa estate.
Lancio a tal fine una proposta concreta a tutti i consiglieri comunali, ai capi gruppo, scriviamo e presentiamo insieme una proposta da approvare subito in consiglio comunale, una sorta di manifesto per un nuovo “rinascimento viterbese” che metta a sistema tutte le idee e le proposte ed i supporti per il mondo della cultura e dello spettacolo dal vivo e che rappresenti il punto di (ri) partenza per i nostri cittadini e le nostre imprese già a cominciare dalla stagione estiva 2020. In questo momento per uscire dalla crisi in consiglio comunale è necessario unirsi, non per stare uniti, come ammoniva Ghoete, ma per fare qualcosa insieme”.


















