Viterbo capitale italiana della cultura, l'handicap di un ambiente culturale avvelenato
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Il capoluogo della Tuscia ha un sogno: diventare capitale italiana della cultura e portare a casa il milione di euro in palio. Ma si presenta alla sfida logorata nel proprio intestino culturale.

Viterbo capitale italiana della cultura? Forse, ma l’impresa può essere immaginata soltanto se in città si riuscirà a fare quadrato. Occorre chiamare all’appello le realtà e le figure del mondo della cultura più significative. Se prevarranno i personalismi e le prime donne il capoluogo della Tuscia non ha alcuna possibilità di vincere l’urto con le altre pretendenti. E c’è da giurarci che saranno molte. Sta di fatto che la città dei papi si presenta all’appuntamento con un forte handicap: il proprio mondo della cultura avvelenato. Gli addetti al settore non potranno che convenire. In due anni si è fatta carne di porco di tante associazioni e si è innescata una guerra tra bande culturali. Una roba esplosa di fatto con la nascita di Viva Viterbo e l’ingresso nel palazzo di questa formazione civica con tanti punti di contatto con una delle principali realtà culturali del territorio: Caffeina.

Intanto a Palazzo dei Priori hanno iniziato i lavori, con discreto ritardo visto che il bando del ministero dei Beni Culturali fissa la data del 31 marzo come l’ultimo giorno utile per presentare le candidature. Alla faccia della programmazione, che continua a essere il tallone d’Achille dell’amministrazione Michelini (ma a dire il vero l’arte, poco nobile, del navigare a vista e campare alla giornata è uno dei tratti caratteriali, da sempre, della classe dirigente di questa città).

Cosa significa essere capitale italiana della cultura

Il bando del ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo punta a tradurre in iniziativa nazionale l’iniziativa europea stabilita con la decisione del Parlamento europeo e del Consiglio n. 1419/1999/CE del 25 maggio 1999 e che ha avuto un successo straordinario di partecipazione al processo di selezione della capitale europea della cultura 2019, titolo che la Decisione 1622/2006/CE del 24 ottobre 2006 aveva attribuito a una città italiana. Il titolo europeo, come noto, è andato a Matera. Le cinque città arrivate comunque in finale: Cagliari, Lecce, Ravenna, Perugia-Assisi e Siena; saranno tutte capitali italiane della cultura ex aequo per il 2015. Poi il ministero ha indetto un bando per selezionare due città, chiamate una nel 2016 e l’altra nel 2017 a diventare capitali italiane della cultura. Tradotto in soldoni le vincitrici avranno un milione di euro.

A cosa serve il milione di euro

Il meccanismo prevede che le realtà che intendono candidarsi devono proporre, tra i diversi obiettivi da raggiungere, quello di valorizzare al meglio i beni culturali e il patrimonio paesaggistico, migliorando nel contempo la qualità dei servizi offerti ai turisti. Tra gli obiettivi da perseguire figura anche quello di favorire processi di rigenerazione e riqualificazione urbana. Inoltre è richiesta anche una parte del progetto che prevede di valorizzare le industrie culturali e creative e le relative filiere produttive e la promozione della cooperazione tra operatori culturali e turistici. Inoltre ogni candidatura deve contenere un dossier di eventi che interessino la città per tutto l’anno. Ecco perché serve la capacità di far sedere allo stesso tavolo i festival e le associazioni più significative del territorio.

Cosa succede dopo il 31 marzo

Se Viterbo riuscirà a presentare la propria candidatura questa verrà valutata da una commissione che, entro la fine di aprile,  selezionerà un massimo di 10 progetti finalisti, che verranno chiamati a presentare un secondo, dettagliato e approfondito dossier di candidatura entro il 30 giugno. Tra questi la giuria proporrà al ministro dei Beni Culturali due città capitali italiane della cultura rispettivamente per il 2016 e il 2017, che godranno ciascuna di un finanziamento fino a un milione di euro per la realizzazione delle attività.

Gli altri pretendenti

Fino al 31 marzo, cioè fino al termine ultimo per presentare le candidature, non sapremo quali città hanno deciso di mettersi in gioco. Al momento siamo venuti a conoscenza di un paio di realtà interessate a essere presenti nella competizione: Spoleto e Taranto.

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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