Viterbo-Avignone, un gemellaggio “maledetto”
Avignone
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Viterbo-Avignone, un gemellaggio “maledetto”. Le due città papali avevano già provato a unirsi in un patto nel lontano 1953, poi qualcosa non andò per il verso giusto e tutto finì nel nulla.

Viterbo-Avignone, un gemellaggio “maledetto”. Le due città papali avevano già provato a unirsi in un patto nel lontano 1953, poi qualcosa non andò per il verso giusto e tutto finì nel nulla. Ci ha riprovato quindi l’amministrazione guidata da Leonardo Michelini, con in testa la “vision” di andare oltre le mura. Peccato che a oggi del progetto poco sembra essere rimasto se non una bella intenzione.

Eppure nel novembre del 2014 il primo cittadino viterbese, con alla destra il fido assessore Antonio Delli Iaconi, volarono oltre le Alpi. In terra di Francia per riaprire il cammino. Furono ricevuti dal sindaco della cittadina francese Cecile Helle. Foto di rito, strette di mano, dichiarazioni alla stampa e promesse di tante sinergie strategiche: dalla lavanda, al peperino, passando per università e turismo.

A un anno di distanza i francesi ricambiarono la cortesia, nell’ottobre del 2015. Visita a Palazzo dei Priori e allo Stallone del Papa di Sallupara. Si scomodò addirittura il direttore del palazzo papale di Avignone: Michel Pacqueu.

Un’agenda fitta di impegni per tutta la giornata e l’intesa di rivedersi ad aprile 2016 per mettere le firme di avvio dell’iter burocratico necessario al gemellaggio. Hanno finito per non incontrarsi più e di primavera ne è passata addirittura un’altra. A maggio il voto per il rinnovo dell’amministrazione viterbese e il rischio che tutto quel lavoro sia finito alle ortiche. Un gemellaggio maledetto.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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