

VITERBO — Viterbo 2027. Più che “l’anno che verrà”, la profezia di una sorta di Armageddon politico. E allora, per dirla con le parole del cantautore, “caro amico ti scrivo, così mi distraggo un po’”. Qualcuno deve averlo pensato davvero nei corridoi della politica e società civile viterbese extrapalazzo, dove il tempo sembra essersi fermato ma sottotraccia, invece, si muove l’inimmaginabile. Scrivi oggi, scrivi domani, ed ecco che nei palazzi – frequentati dai soliti, onnipresenti bene informati, categoria ormai vicina alla metafisica – è nata quella che potremmo battezzare senza troppi giri di parole “l’operazione siluro”.
In che consiste? Semplice nella teoria, potenzialmente deflagrante nella pratica: la lista non calcolata.
A fare da sfondo a questo scenario c’è una consapevolezza che giorno dopo giorno si fa sempre più robusta: la campagna elettorale che ci attende non somiglierà per niente a quelle che l’hanno preceduta. Sarà un terreno di scontro profondamente diverso. I nasi più fini della politica locale sembrano aver riscontrato una particolarità non da poco: la totale assenza di “vento”. Non c’è, almeno per ora, uno dei “candidati papabili” che sembri possedere la forza taumaturgica dell'”uomo (o della donna) del destino”.
La temperatura politica in città è bassissima. Di quelle giuste per conservare il salmone già sfilettato, per carità, ma che sul mercato del consenso producono solo muffe e spore. E allora? “Allora serve qualcosa che alzi il vento”, deve aver pensato qualche diavolaccio con la passione per le strategie d’attacco.
Così è iniziata la fabbricazione del siluro. Si badi bene: non è detto che verrà effettivamente messo in acqua. Ma una cosa è certa: se lo raccontiamo, è perché c’è. I nostri “servizi di intelligence” nostrani sono riusciti a intercettare persino il luogo di fabbricazione. Un luogo non banale. E i nomi dietro a questa mossa? Inaspettati e pesanti. Non nel senso di una scenetta di Casa Vianello alla voce “che barba, che noia”, ma nel senso della capacità – sempre potenziale, per carità di Dio – di intercettare pezzi significativi di città, di quei mondi che poi, alla prova dei fatti, smuovono i numeri pesanti dentro alle urne.
Qual è l’acqua profonda in cui punta a camminare questo “siluro”? Semplice: i non votanti. Quella fetta di cittadinanza che nel capoluogo (ma altrove la musica non cambia) è ormai stabilmente il partito di maggioranza relativa.
Mettere sul tavolo la promessa concreta e dirompente di una città davvero diversa: ecco la spoletta funzionale alla detonazione. E l’obiettivo, neanche troppo nascosto, è chiaro a tutti: fare saltare gli schemi della vecchia politica, mettendo nel mirino tutti gli altri che si stanno già apprestando a indossare l’armatura per la contesa. La bonaccia è finita. Nel cielo di Viterbo 2027 cominciano a sentirsi i primi tuoni.

















