Viterbo 2018, scende in campo la civica Lavoro e Beni Comuni: "Basta ai soliti affaristi"
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Elezioni 2018, ecco la prima lista civica che scende in campo: risponde al nome di Lista Civica Lavoro e Beni Comuni ed è la conseguenza di una serie di battaglie civili, combattute sul territorio negli ultimi anni.

Amministrative 2018, ecco la prima lista civica che scende in campo. Risponde al nome di Lista Civica Lavoro e Beni Comuni ed è figlia di una serie di battaglie civili, combattute sul territorio negli ultimi anni.

L’obiettivo? Governare la città “in alternativa ai soliti gruppi di potere e affaristi”.

“Perché intendiamo dare continuazione alle attività e alle esperienze unitarie di lotta e di partecipazione degli ultimi anni: la battaglia per la potabilizzazione dell’acqua (con il comitato Non ce la beviamo), il referendum sull’acqua pubblica, l’impegno per la valorizzazione del sistema termale, per i diritti civili, per l’effettiva parità di genere; l’attiva adesione alle iniziative per la pace e per il No al referendum del 4 dicembre con il Coordinamento Democrazia Costituzionale; lo scontro ancora in atto contro la riforma detta “buona scuola”, contro la precarizzazione del lavoro, contro il disfacimento della sanità pubblica, per ridare fiducia ai giovani e dignità agli anziani… – così dalla lista civica -.

Una lista formata da cittadini, associazioni, gruppi politici che non si sono mai arresi al saccheggio di questo territorio: persone deluse e indignate, che hanno deciso di riprendersi la gestione della propria vita e della vita pubblica, senza più delegare a politici mestieranti la propria sorte e il futuro della città.

Negli ultimi 30 anni Viterbo e la sua provincia hanno visto regredire le proprie condizioni economiche e la qualità della vita, con servizi scadenti, la chiusura di esercizi commerciali, una disoccupazione giovanile tra le più alte d’Italia, e i cittadini relegati a un ruolo di passiva subalternità nei confronti dei poteri dominanti, interessati solo alla tutela dei propri privilegi.

Questa colpevole gestione della cosa pubblica ha portato un territorio come il nostro – che per le sue peculiarità storico-artistiche, naturalistiche, idrogeologiche, agroalimentari e termali potrebbe costituire un modello economico a livello nazionale – a una condizione di degrado senza precedenti.

Pensiamo al centro storico cittadino, con il teatro dell’Unione, il cinema Genio, il Museo civico, o a siti archeologici pregevolissimi come Ferento e Castel d’Asso; ma anche al più totale disinteresse nei riguardi della riqualificazione dei quartieri periferici, delle frazioni, del Poggino.

L’inerzia che ha bloccato il settore termale di fatto ha favorito gli interessi di un’imprenditoria
monopolistica, così come sconsiderato è stato ignorare il rilancio del settore agroalimentare, potenziale settore trainante dell’economia locale, o il mancato impegno per il potenziamento e il raddoppio della linea ferroviaria Viterbo-Roma.

Il fallimento del servizio di raccolta integrata dei rifiuti, che oggi con un’ipocrita campagna pubblicitaria (pagata dai contribuenti) si sta tentando di mascherare, è caratterizzato da disservizi, mancanza di funzionalità, e di decoro.

La disastrosa gestione privatistica della società Talete, della quale il Comune di Viterbo è uno degli azionisti di maggioranza, ha permesso per anni l’erogazione di acqua con valori di arsenico e fluoruri superiori ai limiti consentiti, senza fornire adeguate informazioni alla cittadinanza e senza effettuare idonei investimenti per migliorare il servizio ed eliminare rischi alla salute, anzi imponendo agli utenti gravosi aumenti delle tariffe.

Tutto ciò dimostra che l’amministrazione dei beni comuni, attraverso il sistema degli appalti a società private, subordina inevitabilmente l’interesse della collettività al profitto: per questo va messo in atto un piano per riportare i servizi alla gestione diretta del Comune.

E’ ora di tornare ad occuparci dei nostri interessi, dei beni comuni, riscoprendo il piacere di condividere sogni e speranze, misurandoci con la concretezza del reale. E poiché “siamo realisti, vogliamo l’impossibile”.

È con questi intenti, con questi obiettivi che associazioni, organizzazioni, singoli cittadini provenienti da percorsi politici, culturali, sociali diversi, hanno deciso di unire le proprie forze e le proprie idee per costituire un movimento che possa coinvolgere i viterbesi nella gestione diretta della cura della città, a difesa dei comuni legittimi interessi.

Questo coordinamento non ha niente a che fare con le destre e con il cosiddetto centro-sinistra che si sono susseguiti nei governi della città; ma a chi ritiene che sinistra e destra siano la stessa cosa, dimostriamo con i fatti che non è vero: non siamo “tutti uguali”.

La lista Lavoro e Beni Comuni ribadisce e contestualizza su piattaforma civica i valori storici della sinistra e il conflitto sociale, candidandosi alla guida della città in netta contrapposizione con i gruppi affaristici e di potere che hanno governato negli ultimi decenni.

Invitiamo i viterbesi a partecipare alla prima Assemblea cittadina per la presentazione della Lista e del programma, che si terrà entro i primi giorni di dicembre in luogo e orario che saranno comunicati tramite i mezzi di informazione e pubblicizzati sul nostro sito”.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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