Viterbix e il saluto a Battiato: "Maestro avevi ragione tu, povera patria"

VITERBIX - Un altro grande della musica italiana se ne è andato, ci ha lasciato fisicamente ma la sua arte, la sua musica, le sue canzoni e anche le sue parole ci accompagneranno in eterno.
VITERBIX – Un altro grande della musica italiana se ne è andato, ci ha lasciato fisicamente ma la sua arte, la sua musica, le sue canzoni e anche le sue parole ci accompagneranno in eterno.
Buon viaggio Maestro Battiato, grazie per i bellissimi e suggestivi momenti che ci hai fatto vivere e che vivremo ancora ascoltando le tue musiche e le tue canzoni. Viterbix lo vuole ricordare così, con un semplice schizzo e ricordando la sua canzone di condanna della politica italiana: ‘Povera Patria’. Maestro avevi ragione tu: povera patria.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
di Roberto Pomi
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
di Roberto Pomi
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.


















