Viterbese, ora è ufficiale: inizia l’era Romano
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VITERBO – “Voglio portare in alto i colori della Viterbese”. Queste le prime parole di Romano da presidente. Giovani di talento e programmazione. Questa la ricetta per il successo.

VITERBO – Inizia una nuova era. Dopo sei anni di gestione della Viterbese da parte della famiglia Camilli ora il club gialloblù è nelle mani dell’ imprenditore originario di Cassino Marco Arturo Romano. Il testimone è pesante: sei anni di successi e di vittorie.

Nel corso della conferenza di presentazione Romano ha affermato di voler fare di tutto per tenere i big (Atanasov, De Giorgi, Mignanelli, Palermo, Vandeputte) e di voler affidare la panchina a Mister Calabro che molto bene ha fatto nella passata stagione.

La rosa sarà integrata da giovani di talento più un rinforzo “di peso” per reparto.

La società cambierà anche il nome. Non più “Viterbese Castrense” ma solo “Viterbese” poiché, nelle intenzione del nuovo presidente, dovrà rappresentare tutta la provincia.

Romano chiede ai tifosi di rimanere vicino al club e di avere pazienza. Serve programmare. Perché, parola di presidente, “le cose belle si costruiscono con i giusti tempi”.

 

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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