


VITERBO – Ricordo, era il 2009, e si stava parlando con sempre maggiore contezza ed entusiasmo dell’apertura di un aeroporto internazionale a Viterbo, allora definito talvolta come il terzo aeroporto del sistema laziale accanto a Fiumicino e a Ciampino, ma più spesso come il secondo, in sostituzione di quest’ultimo, ormai in un’area sempre più urbanizzata.
L’ENAC vedeva di buon occhio, per motivi geomorfologici, la scelta dell’area oggi di competenza dell’Esercito, ma raccomandava di definire un collegamento rapido con Roma, da contenere – come avviene oggi per gli aeroporti di servizio alle maggiori capitali europee – entro i quaranta minuti.
Sembrava talmente orientata ormai la scelta di Viterbo che qualcuno cominciò a guardare con interesse ai terreni agricoli immediatamente a nord dell’allora aeroporto militare, nella prospettiva di un possibile investimento, data la probabilità che attorno al nuovo aeroporto internazionale fosse necessario allestire tutta una serie di servizi, da quelli commerciali a quelli turistici.
Ovviamente, a quei tempi un collegamento infrastrutturale di non oltre quaranta minuti tra Viterbo e Roma era impensabile. Quello ferroviario, tipo metropolitana, esigeva un’opera ingegneristica impegnativa, cioè il raddoppio della ferrovia Viterbo-Capranica-Roma con arrivo a S. Pietro o a Termini, oppure l’immissione sulla Orte-Roma, ma costruendo un tratto quasi ex-novo tra Viterbo e Orte.
Il collegamento su gomma sembrava più a portata di mano: si trattava di raddoppiare la Cassia da Monterosi a Viterbo, oppure di realizzare rapidamente il collegamento a quattro corsie tra Viterbo e Civitavecchia e di qui a Roma, lungo la A 12. La soluzione su gomma, anche nel caso di opere infrastrutturali nuove, tuttavia, non garantiva di restare sotto i 40 minuti; tant’è che anche la soluzione dell’uso della superstrada Viterbo-Orte e di qui a Roma non sembrava offrire tempi di percorrenza concorrenziali.
Oggi a distanza di sedici anni da allora, le cose stanno ancora in modo tale da escludere un collegamento veramente veloce tra Viterbo e Roma: men che meno ferroviario, uno dei peggiori d’Italia, ma neppure automobilistico, se è vero che comunque la si prenda, per raggiungere Roma senza emulare Verstappen non si scende sotto i 75 minuti (salvo ingorghi).
Per carità, tutto si sarebbe potuto fare, se solo la Regione avesse voluto investire veramente nelle infrastrutture della Tuscia. Ma quando si è mossa Frosinone, area industriale che genera potentati politico-economici che rimbombano fino alla Pisana, è cambiato tutto. Già ora da Frosinone a Roma si impiegano 70 minuti su ferro e 50 su gomma ma, con piccoli accorgimenti e miglioramenti, i tempi, soprattutto quelli
ferroviari, si potranno pressoché dimezzare.
L’ENAC sembra entusiasta, anche se la vicinanza dei Monti Ernici e dei Monti Lepini, sedici anni fa, era sembrata quasi ostativa; ma si sa, “vuolsi così colà dove si puote e si vuole, e più non dimandare”…
Il voltafaccia programmatico della Regione e dell’ENAC tuttavia porterà a Viterbo qualcosa in cambio: il trasferimento da Frosinone a Viterbo della Scuola di Volo per Elicotteristi del 72° Stormo (2027 la data) – ma, come nel caso della SAS, non è una cosa che ti cambia la vita di una provincia – e probabilmente qualche incentivo per i voli turistici privati, hai visto mai che qualcuno scelga di farsi una seduta alle Terme
giungendovi in aereo…
Cambiano gli scenari. La Tuscia è esclusa da infrastrutture che nel XXI secolo sarebbero un’ottima base di lancio per uno sviluppo di caratura internazionale, forse perché è troppo marginale sul piano territoriale. Ma proprio per questo la Tuscia è un’ottima sede per l’istallazione di servitù come i depositi radioattivi nazionali. Insomma, siccome la Tuscia è caratterizzata da uno sviluppo ecosostenibile, da un affollamento
demografico contenuto che limita il consumo di suolo (impianti eolici e fotovoltaici non fanno testo, portano energia pulita), siccome il Padreterno le ha dato un sistema geologico consolidato e i suoi fiumi non straripano, càpita che sia anche il luogo ideale per stoccare materiale radioattivo; tanto, se è pericoloso, lo è solo per quei quattro gatti di cittadini…
Insomma, nella Tuscia non ci sarà un aeroporto internazionale, ma c’è quasi pronto un bell’impianto di stoccaggio di materiale radioattivo. In fin dei conti i 320.000 abitanti della Provincia di Viterbo sono appena un quartiere dell’area metropolitana di Roma (come il VII Municipio), Viterbo ha meno abitanti di Guidonia, di Fiumicino, di Aprilia, ma anche meno di un terzo dei residenti di Monte Mario, insomma è poca roba sul piano elettorale, e ancor meno su quello economico-imprenditoriale. Se c’è qualcosa da sacrificare, dunque, è qui nell’Alto Lazio che si può.



















