Viterbese, il territorio sacrificabile: poco peso demografico e scarso potere politico
Foto Francesco Mattioli
Stati Generali 02 800x120
VITERBO - Ricordo, era il 2009, e si stava parlando con sempre maggiore contezza ed entusiasmo dell’apertura di un aeroporto internazionale a Viterbo

VITERBO – Ricordo, era il 2009, e si stava parlando con sempre maggiore contezza ed entusiasmo dell’apertura di un aeroporto internazionale a Viterbo, allora definito talvolta come il terzo aeroporto del sistema laziale accanto a Fiumicino e a Ciampino, ma più spesso come il secondo, in sostituzione di quest’ultimo, ormai in un’area sempre più urbanizzata.

L’ENAC vedeva di buon occhio, per motivi geomorfologici, la scelta dell’area oggi di competenza dell’Esercito, ma raccomandava di definire un collegamento rapido con Roma, da contenere – come avviene oggi per gli aeroporti di servizio alle maggiori capitali europee – entro i quaranta minuti.

Sembrava talmente orientata ormai la scelta di Viterbo che qualcuno cominciò a guardare con interesse ai terreni agricoli immediatamente a nord dell’allora aeroporto militare, nella prospettiva di un possibile investimento, data la probabilità che attorno al nuovo aeroporto internazionale fosse necessario allestire tutta una serie di servizi, da quelli commerciali a quelli turistici.

Ovviamente, a quei tempi un collegamento infrastrutturale di non oltre quaranta minuti tra Viterbo e Roma era impensabile. Quello ferroviario, tipo metropolitana, esigeva un’opera ingegneristica impegnativa, cioè il raddoppio della ferrovia Viterbo-Capranica-Roma con arrivo a S. Pietro o a Termini, oppure l’immissione sulla Orte-Roma, ma costruendo un tratto quasi ex-novo tra Viterbo e Orte.

Il collegamento su gomma sembrava più a portata di mano: si trattava di raddoppiare la Cassia da Monterosi a Viterbo, oppure di realizzare rapidamente il collegamento a quattro corsie tra Viterbo e Civitavecchia e di qui a Roma, lungo la A 12. La soluzione su gomma, anche nel caso di opere infrastrutturali nuove, tuttavia, non garantiva di restare sotto i 40 minuti; tant’è che anche la soluzione dell’uso della superstrada Viterbo-Orte e di qui a Roma non sembrava offrire tempi di percorrenza concorrenziali.

Oggi a distanza di sedici anni da allora, le cose stanno ancora in modo tale da escludere un collegamento veramente veloce tra Viterbo e Roma: men che meno ferroviario, uno dei peggiori d’Italia, ma neppure automobilistico, se è vero che comunque la si prenda, per raggiungere Roma senza emulare Verstappen non si scende sotto i 75 minuti (salvo ingorghi).

Per carità, tutto si sarebbe potuto fare, se solo la Regione avesse voluto investire veramente nelle infrastrutture della Tuscia. Ma quando si è mossa Frosinone, area industriale che genera potentati politico-economici che rimbombano fino alla Pisana, è cambiato tutto. Già ora da Frosinone a Roma si impiegano 70 minuti su ferro e 50 su gomma ma, con piccoli accorgimenti e miglioramenti, i tempi, soprattutto quelli
ferroviari, si potranno pressoché dimezzare.

L’ENAC sembra entusiasta, anche se la vicinanza dei Monti Ernici e dei Monti Lepini, sedici anni fa, era sembrata quasi ostativa; ma si sa, “vuolsi così colà dove si puote e si vuole, e più non dimandare”…

Il voltafaccia programmatico della Regione e dell’ENAC tuttavia porterà a Viterbo qualcosa in cambio: il trasferimento da Frosinone a Viterbo della Scuola di Volo per Elicotteristi del 72° Stormo (2027 la data) – ma, come nel caso della SAS, non è una cosa che ti cambia la vita di una provincia – e probabilmente qualche incentivo per i voli turistici privati, hai visto mai che qualcuno scelga di farsi una seduta alle Terme
giungendovi in aereo…

Cambiano gli scenari. La Tuscia è esclusa da infrastrutture che nel XXI secolo sarebbero un’ottima base di lancio per uno sviluppo di caratura internazionale, forse perché è troppo marginale sul piano territoriale. Ma proprio per questo la Tuscia è un’ottima sede per l’istallazione di servitù come i depositi radioattivi nazionali. Insomma, siccome la Tuscia è caratterizzata da uno sviluppo ecosostenibile, da un affollamento
demografico contenuto che limita il consumo di suolo (impianti eolici e fotovoltaici non fanno testo, portano energia pulita), siccome il Padreterno le ha dato un sistema geologico consolidato e i suoi fiumi non straripano, càpita che sia anche il luogo ideale per stoccare materiale radioattivo; tanto, se è pericoloso, lo è solo per quei quattro gatti di cittadini…

Insomma, nella Tuscia non ci sarà un aeroporto internazionale, ma c’è quasi pronto un bell’impianto di stoccaggio di materiale radioattivo. In fin dei conti i 320.000 abitanti della Provincia di Viterbo sono appena un quartiere dell’area metropolitana di Roma (come il VII Municipio), Viterbo ha meno abitanti di Guidonia, di Fiumicino, di Aprilia, ma anche meno di un terzo dei residenti di Monte Mario, insomma è poca roba sul piano elettorale, e ancor meno su quello economico-imprenditoriale. Se c’è qualcosa da sacrificare, dunque, è qui nell’Alto Lazio che si può.

Foto Fisioterapy Center

lafune_800 x 120
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
domenicale post
Onda
aiac_banner_01
Jeep_Compass_apex_300x300_200
Foto Fisioterapy Center
monastero interno
Fune 300x300
Masicar300x300-optimize
lafune_300 x 600
asvis 2
POST FB 02
TdP_Inalazioni